2 December 2022 Versione CEI 2008

Letture patristiche della Domenica “della parabola del seminatore”

XV del Tempo Ordinario A

Mt 13,1-23; Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23

DISCORSO 73

di Sant’Agostino, vescovo

SULLE PAROLE DELL’EVANGELO DI MT 13:

OVE IL SIGNORE GESÙ ESPONE

LE PARABOLE DEL SEMINATORE

(PL 38, 470-472)

Le due parabole del seminatore in Mt 13, 3 ss. e 24-28.

1. Sia ieri che oggi abbiamo udito dalla bocca del Signore nostro Gesù Cristo le parabole del seminatore. Voi ch’eravate presenti ieri ricordatevela oggi. Ieri è stata letta la parabola del seminatore. mentre egli seminava, una parte dei semi andò a cadere sulla strada e fu mangiata dagli uccelli; un’altra parte invece andò a finire su un terreno sassoso e per il gran calore si seccò; un’altra parte cadde in mezzo alle spine e rimase soffocata e non poté germogliare; un’altra parte cadde in terreno buono e diede frutto: cento o sessanta o trenta volte di più 1. Oggi invece il Signore ha narrato di nuovo un’altra parabola di un seminatore che seminò del buon seme nel suo campo. Mentre però i contadini dormivano, un suo nemico andò a seminare zizzania in mezzo al grano. Quando il grano era ancora erba, non appariva ancora; quando però cominciò a mostrarsi la spiga del seme buono, allora apparve chiaramente anche la zizzania. I servi del padre di famiglia s’irritarono al vedere molta zizzania tra il buon grano e volevano sradicarla, ma non fu loro permesso 2, poiché fu detto loro: Lasciate che crescano insieme fino al giorno del raccolto 3. D’altra parte anche il Signore Gesù Cristo spiegò questa parabola e disse ch’è lui il seminatore del buon seme; dimostrò che il nemico seminatore della zizzania è il diavolo, che il tempo del raccolto è la fine del mondo, e il proprio campo è tutto il mondo. Ma che cosa disse? Al tempo del raccolto dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania per bruciarla, il mio grano invece mettetelo nel granaio 4. Perché avete fretta – dice – o servi pieni di zelo? Voi vedete la zizzania in mezzo al frumento, vedete cioè dei cattivi cristiani in mezzo ai buoni, voi volete strappare via i cattivi, ma state calmi, non è il tempo del raccolto. Quando verrà trovi frumento anche voi. Perché vi stizzite? Perché sopportate a malincuore i cattivi frammisti ai buoni? Possono stare con voi nel campo, ma non saranno nel granaio.

Talora nelle figure della Scrittura una cosa ha molti nomi e due cose hanno un solo nome.

2. Voi sapete però che quei tre elementi ricordati ieri, nei quali non si sviluppò bene il seme, cioè la strada, il terreno sassoso e quello pieno di spine, sono la stessa zizzania. Ma nell’altra parabola essi hanno preso un nome diverso. Poiché quando si espongono dei paragoni o non si esprime il senso proprio per mezzo di essi o non si denota la realtà ma la somiglianza d’una realtà. So che pochi hanno capito quanto ho detto, ma noi parliamo per tutti. Nella realtà visibile la strada è la strada, il terreno sassoso è un terreno pieno di sassi, un terreno pieno di spine è un terreno pieno di spine; sono ciò che sono perché essi sono nominati in senso proprio. Nelle parabole invece e nei paragoni un’unica realtà può essere chiamata con molti nomi. Non sarebbe quindi illogico che io dicessi: “La strada, il terreno sassoso, quello pieno di spine sono i cattivi cristiani; essi sono anche la zizzania “. Cristo non è forse un agnello, non è forse anche un leone? In mezzo alle belve e al bestiame chi è agnello è agnello, chi è leone è leone, ma Cristo è l’una e l’altra cosa. Ciascuno degli animali preso singolarmente ha un senso proprio; questi due invece denotano l’una e l’altra cosa per via di paragone. Più frequentemente accade che a causa di una similitudine vengono chiamate con un sol nome realtà molto differenti tra loro. Orbene, che v’è di più differente tra loro che Cristo e il diavolo? Eppure è chiamato leone sia Cristo che il diavolo. Cristo è un leone: Ha vinto il leone della tribù di Giuda 5. È leone il diavolo: Non sapete che il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente, va in giro in cerca di chi divorare6. È dunque sia leone quello che questo: l’uno leone a causa della fortezza, l’altro leone per la sua ferocia; il primo è leone per vincere, il secondo è leone per nuocere. Lo stesso diavolo è serpente, il serpente antico 7; ci è stato forse comandato d’imitare il diavolo quando il nostro pastore ci dice: Siate semplici come colombe, astuti come serpenti 8?.

Esorta i cattivi cristiani a convertirsi.

3. Orbene, ieri ho rivolto la parola alla strada, al terreno pieno di sassi e ho detto: “Cambiatevi mentre ne avete la possibilità, rivoltate con l’aratro il terreno indurito, gettate via dal campo i sassi, sradicatene le spine. Non abbiate il cuore insensibile, per cui vada perduta la parola di Dio. Non abbiate un terreno di poco spessore, ove la radice della carità non può penetrare profondamente. Non soffocate con le preoccupazioni e le passioni terrene il buon seme che in voi viene seminato dalle nostre fatiche. In realtà è il Signore che semina, ma i suoi operai siamo noi. Siate dunque terreno fertile”. Lo abbiamo detto ieri ed oggi lo ripetiamo a tutti: “Produca chi il cento per uno, chi il sessanta per uno, chi il trenta per uno. Il frutto è maggiore in uno e minore in un altro, ma tutti appartengono al granaio”. Ieri abbiamo detto questo, oggi mi rivolgo alla zizzania; ma sono zizzania le stesse pecore. O cattivi cristiani, o voi che riempiendo la Chiesa l’opprimete vivendo male! Correggetevi prima che venga la mietitura. Non dite: Ho commesso dei peccati, ebbene, che cosa mi è accaduto9. Dio non perde la potenza, ma da te esige la penitenza. Questo dico ai cattivi che tuttavia sono cristiani; questo dico a coloro che sono zizzania, poiché sono nel campo e può darsi che quelli che sono zizzania oggi, domani siano frumento. Mi rivolgo perciò anche al grano.

Ai buoni cristiani perché sopportino i cattivi.

4. O voi, cristiani, che vivete bene, voi siete pochi e sospirate in mezzo a molti altri, gemete in mezzo a moltissimi altri. Ma passerà l’inverno, verrà l’estate ed ecco che ci sarà il raccolto. Verranno gli angeli che sono in grado di separare e non possono errare. Noi al tempo presente siamo simili a quei servi, dei quali il Vangelo riferisce le parole: Vuoi che andiamo a raccoglierla10. Avremmo infatti voluto – se possibile – che nessun cattivo rimanesse in mezzo ai buoni. Ma ci è stato risposto: Lasciate che crescano insieme fino al giorno del raccolto 11. E perché? Perché siete fatti in modo che potete sbagliare. Infine ascolta: Per non correre il rischio di sradicare insieme il grano buono, mentre volete sradicare la zizzania 12. Che fate di buono? Non distruggerete forse il mio raccolto con il vostro zelo? Verranno i mietitori; e spiegò chi sono i mietitori: I mietitori sono gli angeli 13. Noi siamo uomini, i mietitori sono gli angeli. Saremo bensì anche noi uguali agli angeli se compiremo la nostra corsa; ma ora, quando ci irritiamo contro i cattivi, siamo ancora uomini. Noi inoltre adesso dobbiamo udire: Perciò, chi si crede di star saldo, stia attento a non cadere 14. Credete forse, fratelli miei, che la zizzania non possa salire fino alle cattedre episcopali? Credete forse ch’essa sia solo nei ceti inferiori e non in quelli superiori? Volesse il cielo che noi non fossimo zizzania! A me però ben poco o nulla importa che io sia giudicato da voi 15. Ma io dico alla Carità vostra: “Anche sulle cattedre episcopali c’è il frumento e c’è la zizzania; e tra le varie comunità di fedeli c’è il frumento e c’è la zizzania. I buoni sopportino i cattivi; i cattivi cerchino di cambiarsi e d’imitare i buoni. Cerchiamo tutti, possibilmente, d’appartenere a Dio. Cerchiamo tutti di fuggire, per la sua misericordia, la malizia di questo mondo. Cerchiamo giorni felici 16, poiché i giorni in cui ci troviamo sono tristi; ma nei giorni tristi evitiamo di bestemmiare affinché possiamo arrivare ai giorni felici”.

Note:

1 – Cf. Mt 13, 3-8.

2 – Cf. Mt 13, 24-29.

3 – Mt 13, 30.

4 – Mt 13, 30.

5 – Ap 5, 5.

6 – 1 Pt 5, 8.

7 – Cf. Ap 12, 9.

8 – Mt 10, 16.

9 – Sir 5, 4.

10 – Mt 13, 28.

11 – Mt 13, 30.

12 – Mt 13, 29.

13 – Mt 13, 39.

14 – 1 Cor 10, 12.

15 – Cf. 1 Cor 4, 3.

16 – Cf. 1 Pt 3, 10; Sal 33, 13 (sec. LXX).

2. All’uomo spetta seminare, a Dio dare l’incremento

Il Signore passava attraverso i campi seminati: il chicco di frumento passava attraverso le messi; era quel chicco spirituale che cadde in un luogo solo e risuscitò fecondo nel mondo intero, e del quale egli stesso disse: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto» (2 Gv 12,24).

Passava dunque Gesù attraversando i seminati: egli che un giorno sarà grano di frumento per alimentare la vita, per ora è il seminatore, com’è scritto nell’evangelo: «Ecco, il seminatore uscì a seminare» (Mt 13,3). Gesù sparge con abbondanza la semente, ma la quantità del frutto dipende dalla natura del terreno. Dove infatti il suolo è pietroso, il seme facilmente si secca; non per propria debolezza, ma per colpa della terra, perché il seme ha forza vitale, ma la terra è sterile non avendo profondità. Se la terra non trattiene l’umidità, i raggi del sole penetrando con più forza, disseccano il seme: non quindi per difetto del seme, ma per colpa del suolo. Il seme viene sparso anche sulla terra ricoperta di spine, e il seme è sempre ferace; ma è soffocato dai rovi e l’ostacolo esterno non gli permette di sviluppare la sua forza intrinseca. Se poi il seme cade in terreno buono, produce frutto diversamente: dove il trenta, dove il sessanta, dove il cento per uno. Identica è la natura del seme, ma diverso il frutto e diversi i risultati spirituali in coloro che vengono istruiti. Il seminatore uscì dunque per seminare e in parte operò personalmente, in parte attraverso i suoi discepoli. Così è scritto negli Atti degli Apostoli, dopo la lapidazione di Stefano: «Tutti furono dispersi» (At 8,11); non messi in fuga a causa della loro debolezza e neppure separati nella fede, ma dispersi: divenuti frumento per virtù del seminatore, trasformati in pane celeste dalla dottrina di vita, ne sparsero ovunque l’efficacia.

Colui che semina la verità, Gesù, unigenito Figlio di Dio, passava per i campi, spargendo per comando del Padre non soltanto semi, ma anche insegnamenti densi di mirabile dottrina.

Certamente quei semi erano destinati a compiere opere prodigiose. Parliamo ora del terreno nel tempo della seminagione e dei germogli che la terra produce in primavera, non per trattarne scientificamente, ma per adorare l’autore di tali meraviglie. Gli uomini, svolgendo il loro compito, aggiogati i buoi all’aratro, solcano il terreno rendendone più soffice la superficie perché le piogge non scorrano via, ma, penetrando in profondità, facciano germogliare un’abbondante messe. I semi, gettati sulla terra così preparata, vi trovano un duplice vantaggio: primo, la profondità e la friabilità della terra; secondo, rimangono nascosti agli uccelli. Ma l’uomo, pur facendo ciò che è in suo potere, non può tuttavia produrre il frutto. All’uomo spetta seminare, ma è Dio che fa crescere. Quando poi il seme comincia a formare lo stelo e cresce, dalla spiga si conosce il suo frutto, se è grano o zizzania. Avete compreso quanto è stato letto: tocca ora a me condurvi a cose più spirituali. Attraverso gli apostoli Gesù seminò la buona novella del regno dei cieli su tutta la terra.

Chi ha accolto la predicazione, la custodisce in sé fino a che produca i germogli, e perciò frequenta assiduamente la Chiesa. E qui ci riuniamo tutti recando chi frumento chi: zizzania, cioè vengono sia il fedele che l’ipocrita, tanto perché sia più chiaro ciò che è stato letto. E noi coltivatori della Chiesa lavoriamo il terreno con la zappa della predicazione e coltiviamo il campo in modo che produca frutto; tuttavia non conosciamo la condizione del terreno, in quanto la somiglianza delle foglie spesso inganna i coltivatori. Ma quando la dottrina si trasforma in azione e si manifesta il frutto delle fatiche, allora risulta chiaro chi sia il fedele e chi l’ipocrita.

Dall’«Omelia sulla semente» attribuita a sant’Atanasio, vescovo.

3. La diversità dei terreni immagine delle anime

Il seminatore è unico ed ha sparso la sua semente in modo equo, senza fare eccezione di persone; ma ogni terreno, da se stesso, ha mostrato il suo amore con i propri frutti. Il Signore manifesta cosí con la sua parola che il Vangelo non giustifica per forza, senza il consenso della libertà; le orecchie sterili che egli non ha privato della semente delle sue sante parole ne sono la prova.

La semente cadde sul bordo della strada” (Mt 13,19), ecco una cosa che è l`immagine stessa dell`anima ingrata, di colui che non ha fatto fruttificare il proprio talento ed ha disprezzato il proprio benefattore (cf. Mt 25,24-30). La terra che aveva tardato ad accogliere il suo seme, è divenuta luogo di passaggio per tutti i malintenzionati; cosí non vi fu piú posto in essa per il padrone, perché vi potesse entrare da lavoratore, ne potesse rompere la durezza e spargervi il suo seme. Nostro Signore ha descritto il maligno sotto i tratti degli uccelli, poiché il maligno ha portato via il seme (cf. Mt 13,19). Egli ha voluto indicare cosí che il maligno non prende per forza la dottrina che è stata distribuita nel cuore. Nell`immagine che egli ha proposto, ecco che in effetti la voce del Vangelo si pone alla porta dell`orecchio, come il grano alla superficie di una terra che non ha nascosto nel suo seno ciò che è caduto su di essa; infatti non è stato permesso agli uccelli di penetrare nella terra alla ricerca di quel seme che la terra aveva nascosto sotto le sue ali.

E quella parte che era caduta sui sassi” (Mt 13,20); Dio che è buono manifesta cosí la sua misericordia; quantunque la durezza della terra non fosse stata rotta dal lavoro, nondimeno egli non l`ha privata del suo seme. Questa terra rappresenta coloro che si estraniano dalla dottrina di Nostro Signore, come quei tali che hanno detto: “Quella parola è dura; chi può intenderla?” (Gv 6,60). E come Giuda; infatti egli ha ascoltato la parola del Maestro ed ha messo i fiori per l`azione dei suoi miracoli, ma al momento della tentazione, è divenuto sterile.

Il terreno spinoso (cf. Mt 13,22), nonostante il grano ricevuto, ha ceduto la propria forza ai rovi e agli spini. Buttando audacemente il suo seme su una terra ribelle al lavoro altrui, il padrone ha manifestato la sua carità. Nonostante il predominio dei rovi, egli ha sparso a profusione il suo seme sulla terra, perché essa non potesse avere scusanti…

La terra buona e ubertosa (cf. Lc 8,8) è immagine delle anime che agiscono secondo verità, alla maniera di coloro che sono stati chiamati ed hanno abbandonato tutto per seguire Cristo. . .

Nonostante una volontà unanimemente buona che ha ricevuto con gioia il seme dei beni, la terra buona e ubertosa produce in modi diversi, dove «il trenta», dove «il sessanta», dove «il cento»; tutte le parti della terra fanno crescere secondo il proprio potere e nella gioia, alla stregua di coloro che avevano ricevuto “cinque talenti” e ne hanno guadagnati “dieci, ciascuno secondo la sua capacità” (cf. Mt 25,14-30). Colui che rende «il cento» sembra possedere la perfezione dell`elezione; egli ha ricevuto il sigillo di una morte offerta in testimonianza per Dio. Quelli che rendono «il sessanta», sono coloro che sono stati chiamati e che hanno abbandonato il proprio corpo a dolorosi tormenti per il loro Dio, ma non sono arrivati al punto di morire per il loro Signore; tuttavia restano buoni fino alla fine. «Il trenta», è la misura quotidiana della buona terra; sono coloro che sono stati eletti alla vocazione di discepoli e sui quali non si sono levati i tempi della persecuzione; sono tuttavia coronati dalle loro opere buone, proprio come una terra è coronata dal suo frutto, ma non sono stati chiamati al martirio e alla testimonianza della loro fede.

(Efrem, Diatessaron, 11, 12-15.17 s.)

lunedì 6 luglio 2020

Abbazia Santa Maria di Pulsano

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