7 August 2020 Versione CEI 2008

Letture Patristiche “DI COLUI CHE PUO’ PERDERE NELLA GEHENNA”

Letture patristiche della Domenica

“DI COLUI CHE PUO’ PERDERE NELLA GEHENNA”

XII del Tempo Ordinario A

Mt 10,26-33; Ger 20,10-13; Sal 68; Rm 5,12-15

DISCORSO 65

SULLE PAROLE DEL VANGELO DI MT 10, 28:
“NON ABBIATE PAURA DI QUELLI CHE UCCIDONO IL CORPO” ECC.

di sant’Agostino, vescovo

Il timore deve essere scacciato dal timore.

1. Le parole della Scrittura che sono state lette ci ammoniscono di non aver paura pur avendo paura e d’aver paura pur senz’averla. Avete notato, mentre si leggeva il santo Vangelo, che nostro Signore, prima di morire per noi, volle che noi fossimo forti nello spirito, ma ammonendoci di non aver paura e nello stesso tempo d’aver paura. Dice infatti: Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima 1. Ecco come ci ammonì di non aver paura. Vedete ora come ci ammonì d’aver paura: Temete invece Dio, che ha il potere di far perire l’anima e il corpo nell’inferno 2. Cerchiamo dunque d’aver paura, per non aver paura. Sembra che la paura sia in rapporto con la viltà; sembra che la paura sia propria dei deboli e non dei forti. Ma vedete che cosa dice la Scrittura: Il timore del Signore è la speranza del forte 3. Dobbiamo temere e non dobbiamo temere, dobbiamo cioè temere con prudenza, per non temere senza ragione. I santi martiri, per la solennità dei quali è stato letto questo passo del Vangelo, non ebbero paura perché ebbero timore: temendo Dio disprezzarono gli uomini.

L’uomo non deve temere nulla da un altro uomo.

2. Ma che cosa deve temere un uomo da parte d’un altro uomo? L’uomo E che cos’è ciò con cui un uomo può mettere paura ad un altro uomo? Incute paura e dice: “Ti ucciderò”, ma non ha paura di morire prima di te mentre ti minaccia. “Ti ucciderò”, dice. Chi lo dice? a chi lo dice? Io sento due individui: uno che incute spavento e l’altro che lo prova; uno è potente, l’altro è debole, ma ambedue mortali. Perché dunque il potente insuperbisce della sua carica, gonfiandosi d’orgoglio, mentre per la carne è debole come tutti gli altri? Potrebbe minacciare con sicurezza la morte solo chi non teme la morte. Se al contrario teme ciò con cui incute paura, consideri attentamente se stesso e si paragoni a colui ch’egli minaccia. Scopra una condizione uguale alla sua in colui ch’egli minaccia, e insieme con lui chieda pietà a Dio. In effetti è un uomo e minaccia un altro uomo, una creatura minaccia un’altra creatura, ma una è gonfia d’orgoglio sotto il potere del Creatore, l’altra si rifugia presso il Creatore.

Perché il martire di Dio non è atterrito dal persecutore.

3. Il martire dunque, pieno di coraggio, da uomo che sta ritto avanti a un uomo, dica pure: “Non ho paura, perché ho paura. Se Dio non lo vorrà tu non potrai far nulla di quel che minacci; egli invece da nessuno può essere impedito di fare ciò che minaccia. In secondo luogo anche se ti si permette ciò che minacci, che puoi fare? Potrai incrudelire solo sulla carne, ma l’anima non corre alcun pericolo. Non potrai uccidere ciò che non vedi; tu che sei visibile atterrisci uno ch’è visibile. Ambedue abbiamo come creatore l’Invisibile, che dobbiamo temere entrambi. Egli creò lo stesso uomo con una sostanza visibile e con un’altra invisibile: quella visibile l’ha plasmata con la terra, l’invisibile è stata animata dal suo soffio. Per conseguenza la sostanza invisibile, cioè l’anima che ha rialzato da terra la parte terrestre ch’era inerte, non ha paura quando colpisci la sostanza fatta di terra. Puoi colpire l’abitazione, ma potrai forse colpire colui che l’abita? Questo, una volta tagliato il legame con cui era unito ad essa, fugge via e sarà premiato in modo invisibile. Perché dunque minacci, dal momento che all’anima non puoi far nulla? Per mezzo dell’anima, alla quale non puoi far nulla, risorgerà il corpo, al quale puoi fare qualcosa. In realtà per mezzo dell’anima risorgerà anche la carne e, destinata a non andare più in rovina, ma a perdurare, sarà resa al suo inquilino. Ecco – espongo le parole di un martire – io non ho paura di chi minaccia nemmeno la stessa mia carne. La mia carne è soggetta alla potenza di Dio; ma anche il numero dei capelli del capo è noto al Creatore 4. Perché temerò di perdere la carne, dal momento che non perderò neppure un capello? Come non conserverà la mia carne Colui al quale sono così note le mie parti spregevoli? Lo stesso corpo che può essere colpito ed ucciso, per un po’ di tempo sarà cenere, ma sarà poi immortale per l’eternità. Ma a chi toccherà questa sorte? A chi sarà restituito il corpo per la vita eterna anche se è stato ucciso, disfatto, disperso? A chi sarà restituito? A chi non ebbe paura di dare la propria vita, senza aver paura che venisse uccisa la propria carne”.

L’anima è a suo modo immortale.

4. Si afferma infatti, fratelli, che l’anima è immortale ed immortale secondo un modo suo particolare, perché è un principio vitale che può far vivere la carne mediante la sua presenza. Senza dubbio il corpo vive per mezzo dell’anima. Questo principio vitale non può morire e perciò l’anima è immortale. Perché mai ho detto: “secondo un suo modo particolare”? Sentite perché. Perché c’è un’immortalità vera, un’immortalità che è assoluta immutabilità; di questa l’Apostolo, parlando di Dio, afferma: Egli solo possiede l’immortalità e abita in una luce alla quale non può avvicinarsi nessuno. Nessun uomo l’ha mai visto né potrà mai vederlo. A lui onore e gloria per tutti i secoli. Amen 5. Se dunque solo Dio ha l’immortalità, senza dubbio l’anima è mortale. Ecco perché ho detto che l’anima è immortale secondo un modo suo proprio, poiché può anche morire. La Carità vostra cerchi di capire e non rimarrà alcun problema. Oso affermare: “L’anima può morire, può essere uccisa”. Senza dubbio essa è immortale. Ma ecco, io oso dire: “è immortale e può anche essere uccisa”; lo dico perché un’immutabilità immortale, cioè assoluta, c’è ma è posseduta solo da Dio, del quale è detto: Egli solo possiede l’immortalità. Se infatti l’anima non può essere uccisa, come mai il Signore stesso, per atterrire i suoi, disse: Temete chi ha il potere di far perire l’anima e il corpo nell’inferno 6?.

Come può morire l’anima.

5. Finora non ho fatto che aumentare la difficoltà senza risolverla. Ho provato che l’anima può subire la morte. Il Vangelo non può essere contraddetto se non da un’anima empia. Ecco, mi si presenta anche qui e mi viene in mente la risposta che posso dare: non può opporsi alla vita se non un’anima morta. Il Vangelo è la vita; l’empietà e l’infedeltà sono la morte dell’anima. Ecco, essa può morire eppure è immortale. In che modo è dunque immortale? Perché essa conserva sempre una certa vita che non si spegne giammai. E come muore? Non già cessando d’essere un principio vitale, ma perdendo essa stessa la vita. L’anima infatti è un principio vitale per un’altra sostanza e nello stesso tempo anch’essa ha una sua propria vita. Considera l’ordine stabilito nelle creature. La vita del corpo è l’anima; la vita dell’anima è Dio. Allo stesso modo che in un corpo c’è la vita, cioè l’anima, perché il corpo non muoia, così nell’anima dev’esserci la vita, cioè Dio, perché l’anima non muoia. In che modo muore il corpo? Quando lo abbandona l’anima. Se l’anima – ripeto lo abbandona, il corpo muore e giace cadavere; poco prima desiderabile, adesso spregevole. Ci sono le membra, gli occhi, le orecchie; ma queste sono le finestre della casa, l’inquilino se n’è andato via. Chi piange un morto, invano grida alla finestra dell’abitazione: dentro non c’è alcuno che senta. Quante cose dice l’affetto di chi piange, quante cose enumera e ricorda, e con quanta – per così esprimersi follia dolorosa gli sembra di parlare con uno che sente, sebbene parli con un assente. Enumera i suoi buoni costumi, le prove di benevolenza verso di lui. “Sei stato tu a darmi quella cosa, a rendermi questo e quest’altro servizio; sei tu che mi hai dimostrato in tanti modi il tuo affetto”. Se tu riflettessi, se tu comprendessi, se tu soffocassi la follia provocata dal dolore, sapresti che chi ti ha voluto bene non c’è più. Invano continui a bussare alla porta d’una casa in cui non potrai trovare l’abitante.

Indizi della morte del corpo e dell’anima.

6. Ma torniamo alla questione di cui parlavo poc’anzi. È morto il corpo. Perché? Perché si è separato da esso il suo principio vitale, cioè l’anima. Un altro corpo è vivo, ma è il corpo d’un empio, d’un infedele, d’uno ch’è ostinato nell’incredulità, insensibile a cambiar condotta: sebbene il corpo continui a vivere, è morta l’anima per mezzo della quale il corpo vive. L’anima in realtà è una sostanza così potente ch’è capace di far vivere il corpo anche se è morta. L’anima – ripeto – è una sostanza così potente, è una creatura così elevata, che anche morta è capace di far vivere la carne. Ora, l’anima stessa d’un empio, d’un infedele, d’un malvagio, d’un ostinato, è morta, eppure per mezzo di essa, anch’essa morta, vive il corpo. Ecco perché essa è nel corpo: è essa che muove le mani ad agire, i piedi a camminare, rivolge lo sguardo per vedere, si piega con le orecchie ad udire, distingue i sapori, rifugge i dolori, ricerca i piaceri. Tutti questi sono indizi d’un corpo che vive, ma che vive per la presenza dell’anima. Domando a un corpo se è vivo. Mi risponde: “Vedi che cammino, che agisco, senti che parlo, capisci che ricerco i piaceri e fuggo i dolori, e non capisci che il corpo è vivo?”. Che il corpo sia vivo lo capisco da queste azioni dell’anima presente nel corpo. Ma io domando all’anima se è viva. Anch’essa infatti ha le sue azioni con cui manifesta la propria vita. I piedi camminano, da ciò capisco che il corpo è vivo, ma lo é grazie alla presenza dell’anima. Chiedo se l’anima vive. Questi piedi camminano. Ecco, mi limito a costatare solo questo movimento. Interrogo il corpo e l’anima per sapere se vivono. Se i piedi camminano capisco che il corpo vive. Ma dove si dirigono? Verso l’adulterio, mi si dice. L’anima dunque è morta. Cosi infatti dice la veracissima Scrittura: Morta è la vedova che vive nel piacere 7. Sebbene ci sia molta differenza tra i piaceri e l’adulterio, come può l’anima – che viene detta morta se vive nei piaceri – vivere nell’adulterio? Essa è morta. Ma nemmeno agendo così è morta. Sento che parla, il corpo dunque vive. In realtà la lingua non si moverebbe nella bocca e non farebbe echeggiare in qualsiasi luogo suoni articolati, se nell’interno non ci fosse chi vi abita e per così dire il musicista per questo strumento, il musicista che si serve del proprio linguaggio. Lo capisco benissimo. Il corpo parla in questo modo, esso dunque vive. Ma io mi domando se vive anche l’anima. Ecco, il corpo parla, è vivo. Ma che cosa dice? Allo stesso modo dicevo dei piedi: “Camminano, dunque il corpo è vivo” e, per capire se anche l’anima vivesse, chiedevo: “Verso dove camminano?”. Cosi anche quando sento che parla, capisco che il corpo è vivo: chiedo che cosa dice per sapere se anche l’anima è viva. Dice bugie. Se dice bugie, vuol dire ch’è morta. Come proviamo ciò? Interroghiamo la stessa Verità che dice: La bocca che mentisce, uccide l’anima 8. Chiedo: “Perché l’anima è morta?”. Come dicevo poco prima, chiedo: “Perché è morto il corpo?”. Perché se n’è andata via l’anima, la sua vita. Perché è morta l’anima? Perché l’ha abbandonata Dio, sua vita.

La morte dell’anima è da temere più di quella del corpo.

7. Questa breve esposizione deve bastarvi a farvi capire e tenere per certo che il corpo separato dall’anima è morto e che l’anima separata da Dio è morta. Ogni uomo separato da Dio è un’anima morta. Tu piangi un morto: piangi piuttosto un peccatore, un empio, un infedele. Sta scritto: Il lutto per un morto dura sette giorni, ma per lo stolto e l’empio tutti i giorni della toro vita 9. Non hai tu dunque sentimenti di pietà cristiana, mentre piangi su un corpo dal quale è andata via l’anima, e non piangi per un’anima dalla quale s’è allontanato Dio? Attenendosi a questa verità il martire, a chi lo minaccia, dovrà rispondere: “Perché mi vuoi costringere a rinnegare Cristo? Mi costringi dunque a rinnegare la verità? Se io mi rifiuterò, che farai tu? Uccidi il mio corpo per farne uscire l’anima, ma la stessa anima considera il corpo come sua proprietà. Non è dissennata, non è insipiente. Tu vuoi uccidere il mio corpo, tu vuoi che io, temendo che tu uccida il mio corpo e ne esca l’anima mia, io uccida l’anima mia e ne esca il mio Dio?”. Non temere dunque, o martire, la spada del carnefice: temi piuttosto la tua lingua, per evitare di uccidere te stesso, di uccidere non il corpo ma l’anima. Abbi paura che l’anima non vada a morire nel fuoco dell’inferno.

Qual è la morte eterna dell’anima e del corpo.

8. Ecco dunque perché il Signore dice: Chi ha il potere di uccidere il corpo e l’anima mandandoli al fuoco dell’inferno 10. In che modo? Quando l’empio sarà mandato nell’inferno, brucerà lì il suo corpo e l’anima sua? Morte del corpo è il castigo eterno, morte dell’anima è l’assenza di Dio. Vuoi sapere qual è la morte dell’anima? Senti il Profeta che dice: Sia tolto di mezzo l’empio, perché non veda la gloria del Signore 11. Abbia quindi l’anima paura della propria morte e non tema la morte del proprio corpo. Poiché, se uno avrà paura della propria morte e vivrà unito al proprio Dio senza offenderlo e senza respingerlo da sé, meriterà alla fine di riavere il proprio corpo non per il castigo eterno come gli empi, ma per la vita eterna come i giusti. I martiri, temendo quella morte e amando quella vita, aspettando l’oggetto delle promesse di Dio, disprezzando le minacce dei persecutori, han meritato anch’essi d’essere premiati presso Dio e hanno lasciato a noi queste solennità, perché noi le celebrassimo.

Note

1 – Mt 10, 28.

2 – Mt 10, 28.

3 – Prv 14, 26.

4 – Cf. Mt 10, 30.

5 – 1 Tm 6, 16.

6 – Mt 10, 28.

7 – 1 Tm 5, 6.

8 – Sap 1, 11.

9 – Sir 22, 13.

10 – Mt 10, 28.

11 – Is 26, 10.

Abbazia Santa Maria di Pulsano

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