25 May 2022 Versione CEI 2008

Letture patristiche della Domenica “della correzione fraterna”

Letture patristiche[1] della Domenica

«DELLA CORREZIONE FRATERNA»

XXIII Dom. Tempo Ordinario A

Mt 18,15-20; Ez 33,7-9; Sal 94; Rm 13,8-10

1. Il numero determinato non limita il perdono, anzi lo estende.

Ogni volta che ci vengono spiegate le parole del Signore, la vostra mente sia attenta, l’animo docile, perché l’intelletto possa penetrare il segreto della scienza divina. Ascoltiamo perché il Signore abbia oggi incominciato così: «State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli» (Lc 17,3). O uomo perdona, Dio te lo ordina, perdona i peccati. Sappi sopportare le offese e perdona i peccati commessi contro di te. Non perderai così l’impronta della potenza divina che è in te. Tutto ciò che tu non avrai perdonato a un altro, lo avrai rifiutato a te stesso.

Rimprovera come giudice, ma perdona come fratello; perché la carità quando è congiunta alla libertà, e la libertà alla carità, scaccia il timore e conforta il fratello: quando questi offende, è agitato, è in preda all’ira, è fuori di sé, ha perduto ogni sentimento umano. Chi non lo soccorre pietosamente, chi non lo assiste pazientemente e non lo guarisce col perdono, a sua volta è privo di senno, è malato, infermo, non ha cuore e dimostra di essere incapace di bontà. Se il fratello è fuori di sé, attribuiscilo a malattia. Se cerchi di aiutarlo fraternamente attribuendo ciò che fa alla sua agitazione, non gli imputerai la sua colpa e saggiamente l’attribuirai all’infermità; al fratello invece darai il perdono. In questo modo la sua salvezza sarà per te motivo di onore e il suo perdono ti procurerà il premio. «Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli». Perdona a chi pecca, perdona a chi si pente, affinché, quando peccherai tu, il perdono non ti venga donato gratuitamente, ma come ricompensa. Il perdono, sempre causa di gioia, è ancor più gradito quando ci è dovuto. Colui che perdonando per primo si è assicurato il perdono prima di peccare, ha già evitato il castigo, ha prevenuto il giudice ed è sfuggito al giudizio.

«E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai» (Lc 17,4). Perché con la legge limita, col numero riduce e fissa un termine a quel perdono cui tanto spinge con la misericordia e concede con la grazia? E se invece di sette peccherà otto volte? Forse che il numero vince la grazia? Il calcolo si può contrapporre alla bontà? E può una sola colpa far condannare alla pena colui che avrà ricevuto il perdono per altre sette? Certamente no. Se è felice chi ha perdonato sette volte, è più felice ancora chi perdona settanta volte sette. Ma Pietro, dimentico di questo comando, interroga il Signore: «Quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22). Questo numero prescritto non pone un limite al perdono ma lo amplia; e ciò che sembra ristretto dai confini del precetto, in realtà è affidato senza limiti alla libera volontà; per cui, se perdonerai quanto ti è stato comandato, sarai sempre nella obbedienza, e insieme ne avrai motivo di premio. E se il numero sette moltiplicato per sette nel corso di giorni, mesi e anni accumula tutto un insieme di perdoni ottenuti, calcoli e giudichi il cristiano che mi ascolta a cosa possa arrivare quello stesso numero se lo si moltiplica per settanta volte sette. Allora davvero finirà di contrarre debiti o crediti, allora avrà termine finalmente ogni schiavitù e si avrà una libertà senza limiti nel campo eterno della messe di Dio.

Giungerà infine, giungerà il vero perdono quando cesserà la stessa necessità di peccare, quando tolta ogni impurità, il mondo sarà finalmente puro, quando la morte sarà distrutta dalla vita, quando regnerà il Cristo e il diavolo andrà in rovina. Pregate fratelli, perché il Signore accresca in noi la fede e possiamo alfine credere, vedere e possedere tutti questi beni.

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo.

2. La correzione fraterna

Se tuo fratello ha mancato contro di te, riprendilo fra te e lui solo” (Mt 18,15). Perché quel riprendilo? Perché ti rincresce che ha mancato contro di te? Non sia mai. Se fai ciò per amore di te, nulla fai. Se lo fai per amore di lui, fai cosa ottima. Dunque presta attenzione alle parole in sé, per capire per quale dei due amori tu devi far ciò, se di te o di lui. “Se ti avrà ascoltato, dice, avrai conquistato tuo fratello (ibid.).” Dunque, agisci per lui, al fine di conquistarlo. Se agendo lo conquisterai, se tu non avessi agito egli si sarebbe perduto. Perché dunque la maggior parte degli uomini disprezzano codesti peccati, dicendo: Cosa ho fatto di grande? Ho peccato contro l`uomo. Non disprezzare. Hai peccato contro l`uomo: vuoi conoscere perché peccando contro l`uomo ti sei perduto? Se colui contro il quale hai peccato, ti avesse ripreso fra te e lui solo, e tu gli avessi dato ascolto, egli ti avrebbe conquistato. Che vuol dire ti avrebbe conquistato, se non che si sarebbe perduto se non avesse cercato di conquistarti? Infatti, se non stavi per perderti, in che modo ti avrebbe conquistato? Dunque, nessuno disprezzi, quando pecca contro il fratello. Dice infatti in un certo passo l`Apostolo: “Peccando cosí contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo” (1Cor 8,12): questo perché tutti siamo stati fatti membra di Cristo. Come puoi dire di non peccare contro Cristo, se pecchi contro un membro di Cristo?…

Se tuo fratello ha mancato contro di te, riprendilo fra te e lui solo. Se lo avrai trascurato, tu sei peggiore. Egli ti arrecò ingiuria, e ciò facendo inferse a se stesso una grave ferita: tu disprezzi la ferita di tuo fratello? Tu lo vedi perire, od anche che si è già perduto, e lo trascuri? Sei peggiore tu nel tacere che non lui nell`ingiuriare. Perciò, quando qualcuno pecca contro di noi, cerchiamo di avere grande cura, non per noi; infatti è cosa gloriosa dimenticare le ingiurie: ma tu dimentica la tua ingiuria, non la ferita di tuo fratello. Quindi, “riprendilo fra te e lui solo, con l`intenzione di correggerlo, vincendo ogni pudore. Infatti, preso da forte vergogna, egli comincia a difendere il suo peccato, e tu rendi peggiore colui che volevi correggere. “Riprendilo, perciò, “fra te e lui solo. Se ti avrà ascoltato, avrai conquistato tuo fratello“: perché sarebbe perduto, se tu non lo facessi. “Se però non ti avrà ascoltato, cioè, se avrà difeso il suo peccato quasi fosse un`ingiuria fattagli, “prendi con te due o tre testimoni, perché tutto si risolva sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non avrà ascoltato neppure costoro, riferisci la cosa alla Chiesa: se non avrà ascoltato neppure la Chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt 18,16-17). Non annoverarlo piú nel numero dei tuoi fratelli. E tuttavia, ciò non significa che si debba trascurare la sua salvezza. Infatti, questi stessi pagani e gentili noi non li annoveriamo nel numero dei fratelli; e nondimeno sempre cerchiamo la loro salvezza. Questo, quindi, abbiamo udito dal Signore che cosí ammoniva, prendendosi tanta cura, di modo che avessimo sempre presente: “In verità vi dico, che tutto ciò che avrete legato sulla terra, sarà legato anche in cielo; e tutto ciò che avrete sciolto sulla terra, sarà sciolto anche in cielo” (Mt 18,18). Hai cominciato a ritenere tuo fratello come un pubblicano, legalo sulla terra: ma, attento, legalo da giusto. Infatti, la giustizia rompe gli ingiusti legami. Quando, per contro, tu lo hai corretto e ti sei messo d`accordo con tuo fratello, tu lo hai sciolto sulla terra. Quando lo avrai sciolto sulla terra, sarà sciolto anche in cielo. Molto tu accordi, non a te, ma a lui; infatti, molto egli ha nociuto, non a te, ma a se stesso.

(Agostino, Sermo 82, 4 e 7)

3. Amare il prossimo per Cristo

Dove due o tre sono uniti nel mio nome, ivi sono io in mezzo ad essi” (Mt 18,20). Orbene non vi sono forse due o tre uniti nel nome suo? Vi sono, sí; ma raramente. Gesú infatti non parla semplicemente di unione materiale, né ricerca solo questo, ma anche e soprattutto, come già vi ho detto, le altre virtù insieme a ciò; inoltre esige questo con molto rigore. E` come se dicesse: Se qualcuno mi tiene come fondamento e causa principale della sua amicizia per il prossimo, io sarò con lui a condizione che egli abbia anche le altre virtù. Vediamo invece al giorno d`oggi che la maggior parte degli uomini hanno altre, diverse motivazioni alle loro amicizie. Ecco: un uomo ama perché è amato; un altro perché è onorato; un altro ancora perché qualcuno gli è stato utile in qualche affare o per altro analogo motivo. Ma è difficile trovare qualcuno che per Cristo ami il suo prossimo autenticamente, come si deve amare. Generalmente gli uomini si uniscono fra di loro per interessi terreni. Non cosí amava Paolo: egli amava per Cristo; il motivo del suo amore era Cristo. Per questo, anche se non era riamato come egli amava, il suo amore non veniva meno, poiché aveva gettato in profondità la forte radice dell`amore. Ma purtroppo, oggi, non si ama piú in questa maniera. Se si esamina ogni caso, si troverà che generalmente l`amicizia ha una causa ben diversa dall`amore di Cristo. E se mi fosse consentito di fare tale indagine presso una grande moltitudine di persone, io vi dimostrerei che la maggior parte degli uomini sono uniti tra loro per motivi inerenti alle necessità della vita terrena. E quanto dico risulta evidente considerando anche le cause che provocano l`inimicizia, l`odio. Dato che gli uomini si cercano per motivi passeggeri, la loro amicizia non è ardente né costante. Un cenno di disprezzo o una parola aspra, una minima perdita di denaro, un sentimento di invidia, un desiderio di vanagloria e qualunque altro simile incidente basta per rompere l`amicizia. Il fatto è che essa non ha una radice spirituale; niente di terreno e di materiale potrebbe infatti spezzare un vincolo spirituale, non lo si potrebbe vincere né distruggere. Né le calunnie, né i pericoli, né la morte o altro possono infrangerlo, né strapparlo dall`anima dell`uomo. Colui che ama per Cristo, anche se dovesse patire infiniti dolori, mirando alla causa del suo amore, non cesserà mai di amare; chi invece ama per essere amato, smette di amare non appena soffre qualche amarezza. Colui che si è legato con l`amore di Cristo, non desisterà mai dall`amare. Perciò anche Paolo afferma: “La carità non viene mai meno” (1Cor 13,8).

Che cosa vuoi replicare? Che l`altro ha risposto con disprezzo e ingiurie ai tuoi servizi e al tuo rispetto? che dopo essere stato beneficato ha tentato di toglierti la vita? Ma se tu ami per Cristo, tutto ciò ti spinge ad amare di piú. Ciò che per gli altri distrugge l`amore, per noi produce e rafforza l`amore. Mi chiedi come questo può accadere? Anzitutto perché colui che è ingrato e per te causa di ricompensa, in secondo luogo, perché costui ha bisogno di maggior aiuto, di intensa sollecitudine e cura. :E dunque chiaro che chi ama cosí, non guarda né ricerca nell`altro la nobiltà, la patria, le ricchezze e neppure l`amore per sé, né altre simili cose, ma anche se è odiato, insultato, minacciato di morte, egli continua ad amare, poiché gli basta, quale motivo d`amore, Cristo: e guardando a lui sta fermo, saldo, immutabile.

(Giovanni Crisostomo, In Matth. 60, 3)

4. Nella Chiesa ci si consola a vicenda

Se uno giunge in piazza e vi trova anche un solo amico, tutta la sua tristezza sparisce. Ma noi non andiamo in piazza, bensí in chiesa: vi incontriamo non uno solo, ma molti amici, ci uniamo a molti fratelli, a molti padri. Non dovremmo dunque allontanare ogni nostro scoraggiamento e riempirci di letizia? Non solo per il numero delle persone che vi si radunano la riunione in chiesa è migliore degli incontri sulla piazza, ma anche per gli argomenti che vi si trattano. Vedo infatti come quelli che perdono il tempo in piazza e vi si siedono in circolo parlano spesso di cose inutili, fanno discorsi frivoli e si intrattengono su argomenti per nulla convenienti. Anzi, c`è l`abitudine di indagare e investigare con gran cura gli affari degli altri. Quanto sia incerto e pericoloso abbandonarsi a tali discorsi, oppure ascoltarli e lasciarsene influenzare, e quanto spesso questi convegni abbiano fatto sorgere dissidi nelle famiglie, non intendo trattarlo qui. Tutti senz`altro concorderanno che quei discorsi sono inutili, frivoli e mondani, ed anche che non è facile far entrare una parola spirituale in simili riunioni.

Ma qui in chiesa non è cosí, anzi precisamente l`opposto. Ogni discorso inutile è bandito ed ogni insegnamento spirituale ha il suo posto. Parliamo della nostra anima e dei beni che interessano l`anima, della corona che c`è riposta nel cielo, della rettitudine nella vita, della bontà di Dio, e della sua provvidenza per tutto il mondo e ancora di tutte le cose che ci riguardano, il motivo per cui siamo stati creati e la sorte che ci aspettiamo quando ce ne partiamo da quaggiú, e la situazione che verrà per noi decisa. A queste riunioni non solo noi prendiamo parte, ma anche i profeti e gli apostoli; anzi, il fatto piú grande è che il Signore di noi tutti, Gesú, sta in mezzo a noi. Egli stesso ha detto: “Dove due o tre sono raccolti nel mio nome, ivi sono io in mezzo a loro (Mt 18,20). Ma se Cristo è presente dove sono radunati due o tre, quanto piú sarà in mezzo a noi quando tanti uomini, tante donne, tanti padri sono insieme con gli apostoli e i profeti. Per questo anche noi parliamo con tanto coraggio, nella certezza del suo aiuto.

(Giovanni Crisostomo, In Genes. 5)

5. La preghiera deve essere comunitaria

Il Dottore della pace e il Maestro dell`unità non vuole che la preghiera si faccia individualmente e in privato, nel senso che chi prega preghi solo per sé.

Non diciamo: Padre mio, che sei nei cieli; e neppure: dammi oggi il mio pane quotidiano; e ciascuno non domanda che gli sia rimesso solo il suo debito; né prega solo per sé affinché non sia indotto in tentazione e sia liberato dal male.

La nostra preghiera è pubblica e comune: e quando noi preghiamo, preghiamo non per uno solo, ma per tutto quanto il popolo: e ciò perché noi, tutto intero il popolo, siamo uno.

Il Dio della pace e il Maestro della concordia, che ha insegnato l`unità, vuole che uno preghi per tutti, cosí come in uno egli portò tutti. Proprio questa legge della preghiera osservarono i tre fanciulli gettati nella fornace ardente: essi pregarono in piena consonanza, spiritualmente uniti in un cuor solo. Ce lo testimonia la divina Scrittura, la quale, indicandoci come essi pregavano, ci dà il modello da imitare noi nelle nostre preghiere affinché possiamo essere come quelli. “Allora” – sta scritto – “loro tre, come con una sola voce, cantavano un inno e benedicevano Iddio” (Dn 3,51). Essi pregavano come con una sola voce, e tuttavia Cristo non aveva ancora insegnato loro a pregare! Ebbene, la loro preghiera fu efficace, poté essere esaudita, perché una preghiera pacifica, semplice e spirituale attira la benevolenza di Dio. Cosí vediamo che pregarono anche gli apostoli, riuniti coi discepoli, dopo l`ascensione del Signore. “E tutti” – sta scritto – “perseveravano unanimi nella preghiera, con le donne, e Maria la madre di Gesú, e con i fratelli di lui” (At 1,14). Persevera vano unanimi nella preghiera, testimoniando in tal modo, in questa loro preghiera, e l`assiduità e il loro amore scambievole: ché Dio, il quale fa abitare nella stessa casa coloro che sono una sola anima (cf. Sal 67,7), non ammette nella divina ed eterna dimora se non quelli che pregano essendo un`anima sola.

(Cipriano di Cartagine, De orat. dom. 8)

6. La Chiesa è adunata nel nome di Gesú

Già tre riuniti nel Tuo nome formano la Chiesa. Conserva dunque le migliaia di adunati nella Tua casa, che prima hanno eretto nel loro cuore una chiesa e poi l`hanno portata nel tempio edificato nel Tuo nome! Che la chiesa interiore sia magnifica come lo è l`esteriore! Abita nella chiesa interiore e conserva l`esteriore, poiché sia il cuore che l`edificio sono consacrati nel Tuo nome!

(Balaj, Madrase per la chiesa di Aleppo)

DISCORSO 387

AMMONIMENTO DI S. AGOSTINO SU QUANTO È SCRITTO: ” METTITI D’ACCORDO CON IL TUO AVVERSARIO, MENTRE SEI IN VIA CON LUI “, E SULLA PAGLIUZZA DELL’IRA CHE, ALIMENTATA DA FALSI SOSPETTI, DIVENTA TRAVE.

(PL 39, 1697-1700)

E` dovere dei sacerdoti riprendere chi ne ha bisogno.

1. La sacra Scrittura vi dà, cari fratelli, frequenti ammonimenti circa il pericolo in cui si pongono quei sacerdoti che non vogliono adempiere al compito a cui li sollecita l’Apostolo: Predica la parola di Dio, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, raccomanda, usando tutta la tua pazienza e la tua capacità d’insegnare 1. E la Scrittura ci dice anche la gravità del compito di cui assumiamo il carico: Se non avvertirai il malvagio della sua condotta perversa, io domanderò conto a te della sua morte 2. Per questo è necessario che noi interveniamo in segreto o pubblicamente a rimproverare chiunque trascura tale compito. Quando però noi rimproveriamo qualcuno, costui è portato dalla sua malizia a scrutare la persona che lo rimprovera e a scoprire in essa più facilmente che in se stesso quello che richiede correzione, e se trova qualcosa da dire contro colui che lo rimprovera, ne prova soddisfazione. Sarebbe certo meglio che provasse gioia per il proprio risanamento, dopo essersi corretto, invece che per la debolezza che il biasimo rivolto a sé gli ha fatto scoprire in altri. Anche ammettendo che si dia proprio il caso che uno trovi in difetto la persona stessa da cui era stato rimproverato, è pur vero che attraverso quella persona gli aveva parlato la verità: parlava la verità pur attraverso un malvagio, un peccatore. Invece dunque di cercare che cosa criticare in una persona, cercate se c’è da criticare qualcosa nella verità che vi è stata detta. Vogliate o non vogliate, è la verità stessa il vostro accusatore. E se potete, cercate di farvela amica. La parola di Dio è il vostro accusatore. Che la dica un peccatore o la dica un giusto, è infallibile. Essa è il vostro accusatore: Mettiti d’accordo con il tuo avversario, mentre sei in via con lui. Il Verbo che è la via, la vita, è l’accusatore che tutti i peccatori si trovano contro. Non è davvero cosa da poco che essa si sia mossa dalla sua beata e remota dimora e sia venuta a voi per essere con voi sul vostro cammino; essa ha voluto accompagnarsi a voi perché, mentre siete in cammino e ne avete ancora la possibilità, possiate sistemare la vostra causa e preparare la vostra difesa per quando giungerete al termine del vostro viaggio. Non ne avrai più la possibilità una volta che il cammino sia finito; allora l’avversario ti consegnerà al giudice e il giudice alla guardia e la guardia ti caccerà in carcere. Non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo 3. Il fatto che durante il cammino la parola di Dio sia, diciamo, il vostro accusatore, vi dà la possibilità di porvi in accordo con essa, e lo dovete fare. E` un accusatore che non chiede se non che vi accordiate con lui, e l’accordo consiste nella vostra salvezza. Essa è in cammino con coloro che sono in contrasto con essa e li invita a far la pace. La si faccia finché non è ancora finito il cammino. Si faccia oggi quello che non si è fatto ieri: siete ancora in cammino. Aspettate forse che questo sia finito? Ma quando sarà finito, non avrete più spazio per accordarvi con il vostro accusatore. Allora vi attende il giudice con la guardia e il carcere. Per molti questo cammino finì all’improvviso, mentre si ripromettevano di continuarlo ancora per anni. Ma anche ammettendo che abbiate ancora un cammino lungo davanti, sarebbe pur sempre in cammino con voi chi vi accusa, e dovreste arrossire di restare così a lungo in discordia con un tale accusatore. La parola di Dio, da parte sua, vi è amica; siete voi a farvene un avversario. Essa vi vuol bene, mentre voi volete male a voi stessi. Essa comanda: ” Non rubare “, e voi rubate; essa comanda: ” Non commettere adulterio “, e voi vi fate adùlteri; e ancora comanda: ” Non fare inganno “, e voi ingannate. Dà il divieto di giurare, e voi giurate il falso. Facendo tutto contro i suoi comandamenti, voi ve la ponete contro: vi fate nemica la parola di Dio. E non è strano, perché siete nemici di voi stessi, come è scritto: Chi ama l’iniquità, odia la propria anima 4. E se uno odia la propria anima amando l’iniquità, non fa meraviglia che abbia in odio la parola di Dio che vuole il bene della sua anima.

Chi vuol rimproverare un fratello, deve prima correggere se stesso.

2. Ma dovremmo dunque tacere e non muovere rimproveri a nessuno? No, dobbiamo senza dubbio rimproverare, ma prima rimproverare noi stessi. Volete rimproverare il vostro prossimo? Perché cercare chi è lontano? Il prossimo che vi è più vicino, che avete davanti a voi, siete voi stessi. Lo dice il Signore nella Scrittura: Ama il prossimo tuo come te stesso 5. E se uno non ama se stesso, non può amare neanche il suo prossimo. La regola dell’amore del prossimo la ricevete da voi stessi. Se uno mi dice che ama il suo prossimo, io gli rispondo di amare prima se stesso e di rivolgere a sé i rimproveri. E` chiaro che, se il rimprovero viene fatto con amore, la parola che viene detta, opera qualcosa dentro. E` invece da temere che, pretendendo di rimproverare altri senza amare se stessi, lo si faccia con odio. Ma il nutrire odio verso un fratello è colpa più grave di quella che si vuole rimproverare a lui. Chiunque odia il proprio fratello è omicida 6: così dice il passo della lettera di Giovanni che vi è stato letto oggi. La Scrittura insegna che è omicida colui che nutre odio per il fratello, volendo insegnare agli uomini a esaminare bene quello che hanno nel cuore, e a non accusare come colpa solo gli atti che si commettono con il corpo. Prima che la mano impugni l’arma o afferri il collo del nemico, prima che sia preparata l’insidia, ovvero il veleno, già uno è giudicato reo davanti a Dio per l’odio che nutre in sé. E` ancora in vita colui che trami di uccidere, ed eccoti già giudicato come omicida. Se dunque uno porta odio nel rimproverare, io chiedo come possa fare rimproveri ad altri, dal momento che lui è omicida. Forse perché nessuno lo arresta e lo conduce in giudizio, costui può non riconoscere la propria colpa davanti agli occhi di chi è Dio e giudice supremo. Ma se non vuole riconoscere la colpa, conoscerà la pena, poiché Dio non perdona chi è omicida. C’è chi obietta che, finché si è in cammino, si ha tempo di pentirsi. Ma io esorto chi pensa così, a correggersi, e, una volta che si sia corretto, potrà anche correggere il fratello. Ora invece gli rimprovera colpe lievi, mentre lui commette colpe gravi: Osservi la pagliuzza nell’occhio del fratello mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo 7. Queste parole il Signore pronuncia proprio per coloro che si scagliano a biasimare con odio; rimproverano chi si è lasciato prendere dall’ira, mentre essi si consumano nell’odio. Ma poniamo sulla bilancia ira e odio per valutarli: l’ira è un ribollimento dell’animo che sconvolge per un momento; l’ira che diventa inveterata, produce odio. L’ira dunque corrisponde alla pagliuzza: questa crescendo diventa trave, l’ira che invecchia diventa odio. Chi dunque per odio scaglia rimproveri contro chi si adira, prova sdegno per la pagliuzza che vede nell’altro, mentre non si sdegna della trave che ha ancora in sé. Potete capire la differenza considerando come sia frequente che un padre si adiri con un figlio, mentre è difficile che provi odio: il padre si adira con il figlio che ama e si può dire che ama e si adira, mentre non si può dire che ama e odia. Ho fatto questo discorso con coloro che pretendono di punire negli altri colpe lievi, mentre non puniscono le proprie che sono gravi.

Mettiamoci in armonia con la Parola di Dio, mentre siamo in questa vita.

3. La salutare riflessione che abbiamo svolto insieme, carissimi fratelli, ci sollecita a fare amicizia con colui che è il nostro accusatore, mentre siamo in cammino con lui. Mi riferisco alla parola di Dio alla quale dobbiamo conformarci finché siamo ancora in questa vita, perché, una volta usciti da questo mondo, non ci resterà spazio per una riconciliazione o una riparazione: allora ci attenderà il giudice, e la guardia, e il carcere. Perché con l’aiuto di Dio possiamo condurre a termine il nostro impegno in questa vita, dobbiamo amare con tutto il cuore non solo coloro che ci sono amici ma anche i nemici, perché si compia in noi quello che è scritto: Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il prossimo tuo come te stesso 8, e anche: La carità copre una moltitudine di peccati 9. Colui che è la vera carità, si degni di farci questo dono, egli che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Note

1 – 2 Tm 4, 2.

2 – Ez 3, 18.

3 – Mt 5, 25. 26.

4 – Sal 10, 6.

5 – Mt 22, 39.

6 – 1 Gv 3, 15.

7 – Mt 7, 3.

8 – Gal 5, 14.

9 – 1 Pt 4, 8

lunedì 31 agosto 2020

Abbazia Santa Maria di Pulsano

  1. Le letture patristiche sono tratte dalla dal CD-Rom “La Bibbia e i Padri della Chiesa”, Ed. Messaggero –Padova, distribuito da Unitelm, 1995.

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