5 October 2022 Versione CEI 2008

Le Beatitudini – La Santità nel quotidiano anche alla luce della “Gaudete et exsultate”

CARLO MIGLIETTA

LE BEATITUDINI

La Santità nel quotidiano anche alla luce della “Gaudete et exsultate”

LUCA 6,17-26

[17]Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante…

[20]Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:

“Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.

[21]Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi che ora piangete, perché riderete.

[22]Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.

[23]Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.

[24]Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.

[25]Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.

[26]Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti”.

MATTEO 5,1-12

[1]Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.

[2]Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

[3]”Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

[4]Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

[5]Beati i miti, perché erediteranno la terra.

[6]Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

[7]Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

[8]Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

[9]Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

[10]Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

[11]Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

[12]Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”

LE DUE VERSIONI DELLE BEATITUDINI

Differenze tra i due testi

La versione di Lc (6,17-26) ci trasmette meglio il tono del documento-base (che doveva all’incirca corrispondere a Lc 6,20-23). Le parole di Gesù sono trasmesse assimilate alla vita delle prime comunità, alle loro problematiche. Per Lc, il discorso della montagna è proclamazione del Regno di Dio che è venuto per salvare gli uomini; ciò che Mt (5,1-12) invece vede nel discorso della montagna, è in primo luogo un programma di vita, un insegnamento morale per la Chiesa. Se in Lc le beatitudini sono parole di consolazione per gli infelici, per Mt sono un catalogo di virtù ad uso delle prime comunità, definendo le condizioni per entrare nel regno di Dio.

Le beatitudini comuni

Le Beatitudini comuni costituiscono un capovolgimento dei valori di questo mondo: gli uomini a cui promettono la felicità, originariamente, non erano i giusti, ma gli infelici, indipendentemente dalla loro condizione morale. Beati i poveri: è Mt che ha aggiunto “in spirito”, trasferendo la nozione di povertà da un piano sociologico a quello religioso, per precisarlo in un contesto didattico. Beati gli affamati ed assetati: Mt aggiunge “di giustizia”: Mt, forse per paura del pauperismo delle sette nascenti, trasferisce anche questa beatitudine in senso spiritualista: ma la felicità dell’era messianica era descritta come ristoro per coloro che erano realmente affamati ed assetati (Is 49,10; 55, 1s; 65,13; Gv 6,35; Ap 7,16). Beati i perseguitati: la progressione dei maltrattamenti è più logica in Lc che in Mt.

Le beatitudini proprie di Matteo

Beati i miti: la formulazione primitiva non si distingue da quella dei “poveri”: nel testo ebraico entrambi corrispondono ad anawìm. Beati i misericordiosi, i puri di cuore, gli artefici di pace: sono elogio di virtù da tutti stimate, per accentuare la portata parenetica delle Beatitudini.

Le beatitudini di Luca

Lc vuole presentare le Beatitudini come annuncio di consolazione, mentre per Mt sono enunciati morali universali e atemporali.

Le maledizioni di Luca

Le 4 beatitudini di Lc sono seguite da 4 vae, “guai” che non trovano riscontro in Mt: probabilmente sono aggiunta lucana, con procedimento antitetico alle beatitudini: con esse Luca rinforza il senso del testo. In modo particolare, si vuole evidenziare il contrasto, quasi il contrappasso, tra la situazione di “ora” e quella di “quel giorno”.

L’Evangelo delle beatitudini

Entrambi i tesi, sia quello di Lc che quello di Mt, sono Parola di Dio per noi: tutti e due perciò parlano oggi la cuore del credente.

BEATI

Makàrios deriva da makàr, antico termine indicante la felicità divina, libera dalle pene terrene: ma ai tempi dei vangeli è l’unico termine disponibile per indicare un uomo “felice” nel senso più vasto del termine.

LE CONDIZIONI PER ENTRARE NEL REGNO DI DIO

Dalla prospettiva teologica-antropologica si passò presto, nella prima Chiesa, a quella antropologica. L’attenzione si trasferì dal comportamento di Dio nell’instaurare il Regno a quello dell’uomo per potervi accedere.

Controcorrente

Ha scritto Papa Francesco: “Nonostante le parole di Gesù possano sembrarci poetiche, tuttavia vanno molto controcorrente rispetto a quanto è abituale, a quanto si fa nella società; e, anche se questo messaggio di Gesù ci attrae, in realtà il mondo ci porta verso un altro stile di vita” (Gaudete et exsultate, nn. 65)

“BEATI I POVERI…, QUELLI CHE PIANGONO… QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DI GIUSTIZIA”: È MEGLIO ESSERE RICCHI O POVERI?

BEATI I POVERI IN SPIRITO

I poveri: nella traduzione greca dell’Antico Testamento, quella dei LXX, il termine ptochòs, povero (da ptòssò, accatto), compare circa cento volte, traducendo vocaboli ebraici che han sempre il significato di povertà materiale.

Il Dio dei poveri

Come per le monarchie dei popoli vicini, in Israele la cura del debole e del povero sono attributo specifico del buon re; ma Dio è il Re unico di Israele: la difesa e la liberazione degli oppressi sono quindi sue caratteristiche irrinunciabili. Nella Bibbia c’è una vera e propria “teologia del grido del povero” che sempre viene ascoltato da Dio (Es 3,7; 22,21-26; Dt 24,14-15; Gc 5,4-5…).

Gesù Salvatore dei poveri

Il Nuovo Testamento compie questo annuncio nella Parola definitiva e nell’esempio concreto di Gesù Cristo. “Indirizzando ai «poveri» la buona novella del regno e promettendo agli afflitti che saranno “consolati”, le prime due beatitudini ci rimandano all’oracolo di Is 61,1-3” (J. Dupont).

I destinatari del Regno

I poveri: L’Evangelo è innanzitutto la “buona novella annunciata ai poveri” (Mt 11,5; Lc 7,22), che sono i destinatari privilegiati del Regno che viene: “di essi è il Regno di Dio”! I bambini: oltre a quella dei poveri, un’altra categoria privilegiata per il Regno è quella dei bambini, paidìa (Mc 10,14-15) o nèpioi (Mt 11,25): “Il regno di Dio è di quelli come loro” (Mc 10,14); “Colui che non accoglierà il regno di Dio come un bambino non vi entrerà” (Mc 10,15; cfr Mt 18,3). I peccatori: un’altra categoria privilegiata è quella dei “peccatori”, amartolòi. “Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,17; cfr Gc 2,3).

“Vostro è il Regno”

“Saranno consolati”, “saranno saziati”, “erediteranno la terra”, “otterranno misericordia”, “vedranno Dio”: è vero, si parla di ricompensa escatologica. Ma la prima beatitudine precisa ai poveri che di essi “è” il regno di Dio: in Gesù ormai “il Regno di Dio è vicino”, “è giunto a voi il regno di Dio” (Mt 12,28; Lc 11,20).

Scegliere i poveri

Le Beatitudini sono un invito a stare sempre dalla parte dei poveri, degli ultimi, degli emarginati, degli oppressi, concretamente. Esse smascherano le nostre ipocrisie, che spesso mitigano la durezza delle parole di Gesù intendendole in senso spirituale.

Essere poveri di spirito

La povertà di spirito è la sintesi di tutte le virtù cristiane, è la condizione previa per possederle. Ma ci ammonisce Papa Francesco: “Luca non parla di una povertà «di spirito» ma di essere «poveri» e basta (cfr Lc 6,20), e così ci invita anche a un’esistenza austera e spoglia. In questo modo, ci chiama a condividere la vita dei più bisognosi, la vita che hanno condotto gli Apostoli e in definitiva a conformarci a Gesù, che «da ricco che era, si è fatto povero» (2 Cor 8,9)” (Gaudete et exultate, n.70).

Alla scuola dei poveri

Scrive papa Francesco: “Desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro” (Evangelii gaudium, n. 198).

BEATI QUELLI CHE SONO NEL PIANTO, PERCHÉ SARANNO CONSOLATI

Quelli che piangono

Afflitto, pèntos, traduce ‘ebel, esprime non tanto una tristezza interiore, ma la sua esplosione all’esterno: Lc quindi riserva la beatitudine degli afflitti a “quelli che piangono” (klaìontes). “Il mondo ci propone il contrario: il divertimento, il godimento, la distrazione, lo svago, e ci dice che questo è ciò che rende buona la vita” (Gaudete et exsultate, n, 75).

“Piangete con quelli che piangono”

“La persona che vede le cose come sono realmente…, sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano. Così è possibile accogliere quell’esortazione di san Paolo: «Piangete con quelli che sono nel pianto» (Rm 12,15)” (Gaudete et exultate, n. 76).

Gesù l’afflitto vince la morte

Gesù, il Figlio di Dio non solo sta dalla parte di chi soffre: egli stesso soffre, condivide l’esperienza umana di finitudine, sussumendone tutto il male e il dolore (Mc 1,41; 6,34; 8,2; Mt 9,36; 14, 14; 20,34; Lc 7,13).

Dio è allegro

Dio gode nel beneficare gli uomini (Ger 32,41); è il Dio che “esulta di gioia per te…, si rallegra per te con grida di gioia” (Sof 3,17-18). “Il regno di Dio è… gioia” (Rm 14,17; cfr Is 9,2; 12,2-6; Sof 3,14-18; Gl 2,21.23; Lam 4,21).

Gesù nostra gioia

Gesù era un uomo gioioso, che sapeva godere dell’amicizia, della buona tavola, delle bellezze della natura che tante volte cita nelle sue parabole. In Gesù c’è la “charà pepleromène”, la “gioia piena” (Gv 15,11; 16,24; 1 Gv 1,4; 2 Gv 12).

Il dovere della gioia

“Fratelli miei, state lieti nel Signore” (Fil 3,1; cfr Fil 4,4-5; 1 Ts 5,18); “Esultate di gioia indicibile e gloriosa” (1 Pt 1,6-9). “Non si tratta dunque di un semplice augurio o di un’esortazione, ma di un ordine, di un comando apostolico… La gioia deve essere continua: ecco perché al comando di gioire e rallegrarsi si accompagnano gli avverbi «sempre, incessantemente» (cfr Fil 1,3-4; 4,4; 2 Cor 6,10; 1 Ts 5,16)… Ciò implica lo sforzo della lotta contro la tentazione della tristezza, subdolo “verme del cuore” (Evagrio)” (E. Bianchi). La gioia non è una possibilità, ma una responsabilità del credente.

Gioia anche nel dolore: Ecco perché i cristiani dovranno essere “pieni di gioia e di Spirito Santo” (At 13,52) anche nella tribolazione (At 5,41; 2 Cor 7,4; Fil 2,17-18; Col 1,24; 1 Ts 1,6; Fil 4,4-5). La gioia del cristiano è un “ostinato <<malgrado tutto>>“ (K. Barth: 1 Pt 4,13; Gc 1,2).

Gesù l’afflitto vince la morte

In Gesù si adempì “ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie”“ (Mt 8,16, cfr Is 53,4). Ma nella vittoria della sua Resurrezione ha annientato per sempre il male, la sofferenza, la morte.

BEATI QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DELLA GIUSTIZIA, PERCHÉ SARANNO SAZIATI

Affamati ed assetati di giustizia

Affamato, peinòn, corrisponde all’aggettivo rà’èb: non sono quelli che hanno appetito, ma quelli che sono privi del nutrimento indispensabile, che non hanno il minimo per vivere: la vera traduzione sarebbe “famelico”.

Giustizia è capacità di relazione

La giustizia in senso biblico è la capacità di relazione con Dio e con i fratelli (Mt 5,10.20; 6,1.13).

Cercare la relazione

“Tale giustizia incomincia a realizzarsi nella vita di ciascuno quando si è giusti nelle proprie decisioni, e si esprime poi nel cercare la giustizia per i poveri e i deboli. Certo la parola “giustizia” può essere sinonimo di fedeltà alla volontà di Dio con tutta la nostra vita, ma se le diamo un senso molto generale dimentichiamo che si manifesta specialmente nella giustizia con gli indifesi: «Cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,17)” (Gaudete et exultate, n. 79).

“BEATI I MITI…, I MISERICORDIOSI…, I PURI DI CUORE”: È MEGLIO ESSERE “FURBI” O BUONI?

BEATI I MITI

I miti (praeis) sono i mansueti, i sottomessi, i disponibili, coloro che non pretendono di avere ragione, sereni, ottimisti.

Essere miti

“Mitezza è la capacità di cogliere che, nelle relazioni personali… non ha luogo la costrizione e la prepotenza, ma la passione persuasiva, la forza e il calore dell’amore” (C. M. Martini). “La mitezza di cui parla questa beatitudine, non è altro che quell’aspetto dell’umiltà che si manifesta nell’affabilità messa in atto nei rapporti con il prossimo” (J. Dupont).

La mitezza, virtù politica

“La mitezza è l’unica suprema <<potenza>>… Il mite non entra nel rapporto con gli altri con il proposito di gareggiare, di confliggere, e alla fine di vincere” (N. Bobbio). “Tutta la terra è un dono (eredità) di Dio ai popoli, da abitare senza violenza, in mitezza, in pace e ospitalità reciproca… È per questo che soltanto i miti <<possiedono>> la terra… La mitezza, la nonviolenza, è annunciata dal vangelo di Gesù non come la più impolitica, ma come la più politica delle virtù” (E. Peyretti).

Gesù, mite ed umile di cuore

Le beatitudini sono l’autoritratto di Cristo. Gesù si propone come modello di mitezza: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11,29). La prova massima della mitezza di Cristo si ha nella sua passione: egli fu veramente la “pecora muta davanti ai tosatori” (Is 53,7): “Oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta” (1 Pt 2, 23). Paolo sottolineerà “la mitezza (praùtetos) e la benignità (epieikèia) di Cristo” (2 Cor 10, 1).

Rivestitevi di mitezza

Gesù il mite chiederà ai suoi lo stesso atteggiamento: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,38-44). Ecco perché Paolo inviterà i cristiani a “rivestirsi, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine (pràutes), di pazienza” (Col 3,12). “La fermezza interiore, che è opera della grazia, ci preserva dal lasciarci trascinare dalla violenza che invade la vita sociale… Il santo… non si ritiene degno di essere duro con gli altri, ma piuttosto li considera «superiori a sé stesso» (Fil 2,3)” (Gaudete et exsultate, n. 116).

BEATI I MISERICORDIOSI

Essere misericordiosi

Il primo dei termini ebraici che designa la misericordia è rehamin, che propriamente esprime le viscere, la sede delle emozioni, il nostro “cuore”: è una forma plurale di réhèm, il seno materno. E’ il sentimento spontaneo che nasce dal legame di paternità, di maternità o di fraternità (Sl 103,13; Ger 31,20; Is 63,15-16; Gen 43,30). In latino misericors (gen.: misericordis) deriva da misereor (ho pietà dei miseri) e cor (gen.: cordis (cuore): significa avere un cuore che ha pietà dei miseri.

Dio è misericordia

“Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà” (Es 34,6).

Gesù la misericordia del Padre

Non esiste povero o peccatore che non sia raggiunto dall’Evangelo di Gesù. Gli esclusi, gli ultimi, sono i destinatari privilegiati del suo messaggio (Lc 2,10-11). Nella sua vita pubblica, Gesù è l’“amico dei pubblicani e dei peccatori” (Mt 11,19; Mc 2,16-17). Di fronte ad ogni infermità o bisogno, Gesù “si commuove”, “sente compassione”. E’ sempre usato il verbo splanchnìzomai, che indica commozione viscerale, che richiama l’utero materno: è il fremito di una madre.

“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36).

Essere misericordiosi non è un imperativo etico, ma nasce dalla nostra chiamata all’imitatio Dei, a cercare di essere come Dio (Lc 6,36). Il cristiano dovrà essere davvero un alter Christus, un altro Gesù (1 Pt 2,21). Nel Samaritano (Lc 10,25-37), scomunicato, eretico, è rappresentato Gesù stesso: è innanzitutto Gesù colui che a noi “si fa prossimo, che “versa olio e vino”, che ci “carica su” di sé, prendendo su di sé i nostri limiti, le nostre sofferenze, le nostre malattie, i nostri peccati. E’ Gesù che “paga” per tutti noi, che ci affida alla locanda della Chiesa, “ospedale da campo”, nell’attesa di una salvezza – guarigione completa al momento della sua seconda venuta, del suo “ritorno”.

I misericordiosi troveranno misericordia

Ai misericordiosi, Gesù promette nient’altro che quello che già vivono: la misericordia. La misericordia è pienezza di Dio e degli umani. I misericordiosi vivono già della vita stessa di Dio.

BEATI I PURI DI CUORE

Essere puri di cuore significa avere un cuore nuovo, di carne e non di pietra (Ez 36,26-28), non sclerotico. Significa essere onesti, trasparenti, leali, senza finzioni (Gv 1,47).

La purezza

Quando noi parliamo di “purezza” spesso pensiamo a qualcosa inerente la sessualità, al sesto o al nono comandamento. Ma per la Bibbia è puro tutto ciò che attiene alla sfera di Dio, tutto ciò che gli appartiene. E’ puro chi appartiene a Dio, chi sta a lui vicino, chi è legato strettamente a lui, chi compie la sua volontà, chi obbedisce alla sua Legge. Il cuore è puro quando non frappone ostacoli all’azione di Dio, quando la persona è totalmente volta verso Dio.

Vedranno Dio

Finora nelle altre beatitudini abbiamo trovato verbi al passivo: “saranno trattati con misericordia”, “saranno consolati”, “saranno saziati”, che presupponevano un’azione di Dio (il cosiddetto “passivo divino”). Solo i miti “erediteranno la terra”, verbo attivo, ma perché è Dio che lascia il mondo in eredità. Anche qui “vedranno Dio” è frutto di un’azione divina. Chi “purifica se stesso, come Egli è puro” (1 Gv 3,3) non solo vedrà Dio dopo la sua morte, ma riesce a vederlo già oggi nella preghiera, nella Bibbia, nei poveri, nella Chiesa.

“BEATI GLI OPERATORI DI PACE…, I PERSEGUITATI PER LA GIUSTIZIA…, QUANDO VI INSULTERANNO…”: È MEGLIO VINCERE O PERDERE?

BEATI GLI OPERATORI DI PACE

Operatori

Eirenopoiòi, “operatori di pace”, indica non solo l’atteggiamento di chi cerca di non avere conflitti con nessuno, ma il comportamento attivo di chi si fa davvero operatore di pace, costruttore di pace, edificatore di pace, uomo di riconciliazione e di comunione con tutti.

La pace

Il termine ebraico shalòm non corrisponde alla semplice assenza di guerra del greco eirène o alla sicurezza basata su patti bilaterali del latino pax: shalòm deriva dalla radice slm, che significa essenzialmente “completamento”, “pienezza”.

Gesù la Pace

Gesù è la vera pace: “Egli infatti è la nostra pace” (Ef 2,14), è venuto a “realizzare la pace” (Ef 2,15) e ad “evangelizzare la pace” (Ef 2,17). Ed è appunto la pace il grande tema che racchiude tutta la vita di Gesù, dall’annuncio degli angeli a Betlemme (Lc 2,14) all’ingresso finale in Gerusalemme (Lc 19,38).

Seminare pace intorno a noi

“I pacifici sono fonte di pace, costruiscono pace e amicizia sociale… Si tratta di essere artigiani della pace, perché costruire la pace è un’arte che richiede serenità, creatività, sensibilità e destrezza. Seminare pace intorno a noi, questo è santità” (Gaudete et exsultate, nn. 87-89).

“Saranno chiamati figli di Dio”

“Essere chiamati” è un ebraismo che sta per “essere” o “diventare” (cfr 5,19). Siamo di nuovo di fronte a un “passivo divino”, dove quindi il complemento d’agente è Dio. Se saremo operatori di pace, Dio ci proclamerà suoi figli.

BEATI I PERSEGUITATI PER LA GIUSTIZIA… BEATI QUANDO VI INSULTERANNO

Perseguitati “per la giustizia”

Abbiamo già visto come la sedaqa ebraica, che comunemente è tradotta nei Vangeli come “giustizia”, indichi essenzialmente la capacità di relazione: è sadoq, “giusto”, chi è in relazione profonda con Dio e con i fratelli. I perseguitati per la giustizia sono quindi coloro che vengono perseguitati a causa della loro Fede in Gesù o della loro Carità verso i fratelli. Ciò può portare al martirio: martyrìa significa “testimonianza” (Gv 9,22; 12,42). E’ urgente una scelta di fondo nella nostra vita cristiana: il servire o il servirsi, l’umiliazione o la gloria, il martirio o la potenza (Mc 8,34; 10,37-42). “Al termine del secondo millennio la chiesa è diventata nuovamente chiesa di martiri” (Tertio Millenio Adveniente, n. 37). Ancora una volta, come affermavano i Padri, “il sangue dei martiri è seme di cristiani”.

Perseguitati come Gesù

E’ la fedeltà al Signore (“per causa mia”: Mt 5,11) che fa sì che i discepoli siano perseguitati, ed entrino così nella categoria degli oppressi e degli emarginati. La sequela di Cristo è la sequela della Croce (Mt 16,25). Noi seguiamo il Crocifisso. Nell’era dei supereroi non continuiamo ad adorare un Uomo che è stato torturato ed appeso ad una croce.

Il martirio, chiamata per tutti

“Gesù stesso sottolinea che questo cammino va controcorrente fino al punto da farci diventare persone che con la propria vita mettono in discussione la società, persone che danno fastidio… In una tale società alienata, intrappolata in una trama politica, mediatica, economica, culturale e persino religiosa che ostacola l’autentico sviluppo umano e sociale, vivere le Beatitudini diventa difficile e può essere addirittura una cosa malvista, sospetta, ridicolizzata” (Gaudete et exsultate, nn. 90-91).

Non violenza o legittima difesa?

Il messaggio evangelico di Gesù è radicale, assurdo per la mentalità di questo mondo: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,38-46). E Paolo afferma: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere… Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,19-21).

Rallegratevi ed esultate!

La Beatitudine della persecuzione si chiude con uno strano comando: “Quando vi insulteranno, vi perseguiteranno…, rallegratevi ed esultate!” (Mt 5,11-12). C’è anche un grande richiamo a quella gioia che deve sempre caratterizzare il cristiano, anche nella persecuzione.

GESÙ È IL MODELLO DELLE BEATITUDINI.

Le Beatitudini “sono una specie di autoritratto di Cristo, sono un invito alla sua sequela e alla comunione con lui” (Veritatis splendor, n. 16). Gesù è il modello delle Beatitudini: Gesù è il povero (Lc 2,11-12; cfr Mt 8,20), l’afflitto (Mc 1,41; 6,34; 8,2; Lc 22,44; Mt 26-27), il mite (Mt 11,29; Is 53,7, il giusto, la misericordia del Padre (Fil 2,5-11), il puro di cuore, la Pace (Ef 2,14-17; Gv 14,27; 16,33; Col 3,15; Fil 4,7), il perseguitato (Mc 3,21; Lc 4,28-29; Gv 6,66…).

LA REGOLA D’ORO

“Nel capitolo 25 del vangelo di Matteo (vv. 31-46), Gesù torna a soffermarsi su una di queste beatitudini, quella che dichiara beati i misericordiosi. Se cerchiamo quella santità che è gradita agli occhi di Dio, in questo testo troviamo proprio una regola di comportamento in base alla quale saremo giudicati: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (25,35-36)” (Gaudete et exsultate, n. 95).

IL PREMIO

Il premio (misthos: Mt 5,12) è certamente l’amicizia con Dio, la beatitudine del suo amore nell’escatologia. Ma “già al presente cento volte” (Mc 10,30), la “gioia piena” (Gv 16,24).

E-MAIL: migliettacarlo@gmail.com

Sito web: www.buonabibbiaatutti.it

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