- L’importanza dell’introduzione di Luca al suo vangelo risiede in un fatto fondamentale: non conosciamo Gesù per mezzo di “speculazioni metafisiche”, ma a partire da “fatti storici”. Per conoscere il Vangelo, è interessante non quello che Gesù è stato (l’«essere»), ma quello che Gesù ha fatto (l’«accadere») (Bernhard Welte).
Quello che cambia la vita degli esseri umani non la “verità dogmatica”, ma “il fatto storico”. Cioè, la forza della religione non sta nel Dogma, ma nell’Etica (cf. J. B. Metz). Non è la “nostra ortodossia” dottrinale quello che ci rende più credenti in Gesù e fedeli alla Chiesa, ma il “nostro comportamento” onesto, libero e buono.
- Se c’è qualcosa di chiaro – e che non ammette dubbi – in questo passo di Luca, è che Gesù riassume e concentra la sua missione in questo mondo ricordando la liberazione da ogni esilio e da ogni oppressione, che annuncia il cosiddetto Terzo Isaia. Gesù porta “la libertà ai deportati e la liberazione ai prigionieri” (Is 61,1).
Quello che l’antico profeta annunciava era il crollo dell’impero babilonese e la conseguente libertà del popolo oppresso. Aggiungendo che portava “l’anno di grazia da parte del Signore” (Is 61,2) che, secondo Lv 25,10-17, annunciava la restaurazione completa della giustizia, la liberazione degli schiavi e la restituzione dei debiti. Gesù si pronuncia per la libertà, che porta pace e felicità.
- Gesù sta dove si realizza, e nella misura in cui si realizza, questo fatto sorprendente: il conseguimento della libertà. Sottomettere qualcuno è opporsi e contrapporsi a Gesù. Ma il problema è che proprio in questo momento siamo più dominati e sottomessi. La libertà si è trasformata in coazione. Perché quello che ci domina e ci sottomette non è più il “potere oppressore”, ma il “potere seduttore”.
Ci crediamo più liberi che mai, quando invece viviamo più sottomessi che mai. Sottomessi alla tecnologia, senza la quale non possiamo più vivere. Urge spostare la seduzione: dalle macchine alle persone. Così oggi incontriamo Gesù.
- In quest’episodio, così come lo hanno tradotto, c’è l’impressione che in quell’occasione è successo qualcosa di molto insolito: gli ascoltatori della sinagoga di Nazareth “si meravigliavano” di quello che Gesù diceva. Ma subito dopo si è verificato un fenomeno strano: gli stessi che si stupivano di Gesù, quando finì di parlare, volevano ucciderlo gettandolo giù in un burrone vicino alla città. Questa non è un’evidente contraddizione?
- Non vi è contraddizione. È capitato che Gesù, nel ricordare il testo del profeta Isaia (61,1-2) abbia saltato le parole che parlano di “un giorno di vendetta da parte del nostro Dio” (Is 61,2b). E questo senza dubbio ha iniziato a infastidire quelli che stavano nella sinagoga. I nazaretani, a quanto pare, credevano in un Dio vendicativo che sarebbe venuto a “prendersi una rivincita” ed a castigare i romani.
Ma, invece di placare quei nazionalisti violenti, dei quali sembra abbia fatto parte Giuseppe (Lc 4,22b), Gesù ricordò loro due casi nei quali Dio aveva favorito i pagani invece dei giudei. Questo fu il caso della vedova di Sarèpta e di Naaman il Siro (Sir, 48,3; Gc 5,17; cf. L. C. Crockett; At 11,28, 10,1-11.18; Cf. F. Bovon).
- Il Dio di Gesù non vuole religioni che considerano se stesse superiori ad altre, preferite e privilegiate più di altre. Non vuole limiti e frontiere che dividono e separano. E non tollera nazionalismi che escludono. Gesù ha preferito il centurione romano (Lc 7, 2-10 par), la donna cananea (Mc 7,24-30; Mt 15,21-28), il buon samaritano rispetto al sacerdote e al levita (Lc 10,30-35), il samaritano lebbroso più che i nove lebbrosi giudei (Lc 17,11-19).
Come ha detto papa Francesco, quello che importa è l’onesta e la bontà, non la religione alla quale appartieni. Gesù ha messo il centro della religione nell’etica, non nei riti e nei dogmi.
José María Castillo