7 August 2020 Versione CEI 2008

La devozione al Cuore Immacolato di Maria

  • Fondamenti biblici.

Nella Sacra Scrittura, il vocabolo “cuore” è alla base del rapporto religioso-morale dell’uomo con Dio. Il cuore è al centro di tutta la vita spirituale dell’uomo; è il principio di vita, memoria, pensiero, volontà, interiorità: il cuore è inteso come sede dell’incontro con Dio.

La devozione al Cuore di Maria ha il privilegio di poter contare su due testi chiave del Nuovo testamento. Essi sono: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo Cuore» (Lc 2,19); «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo Cuore» (Lc 2,51). Dai due testi appare la profondità dell’associazione interiore di Maria all’opera salvifica di suo Figlio. Tutto ciò che si compie nel corpo paziente del Figlio, si compie nell’anima e nel Cuore della Madre, che viene rappresentata come protesa, nell’intimo del suo Cuore, all’ascolto e all’approfondimento della Parola di Dio.

Viene sottolineato l’atteggiamento contemplativo di Maria nei misteri della vita di Gesù: possiamo pensare a Maria che, dopo l’annuncio dell’angelo, s’interroga sui disegni di Dio a suo riguardo e ripete la sua risposta di accettazione: «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). È la preghiera di adesione piena alla volontà di Dio. Ci viene così insegnato che conservare nel cuore “tutte” le cose che riguardano il Signore è un impegno permanente della fede cristiana per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo.

Si ricorda per “attualizzare” il passato nel presente. Si ricorda per far partecipi, per comunicare ad altri, per trasmettere. Lungo le varie tappe dell’anno liturgico, noi “facciamo memoria” di tutte le parole e di tutti i gesti compiuti dal Signore Gesù: come Maria li mettiamo a confronto, li riviviamo, soprattutto nell’ora della prova. Ha detto Giovanni Paolo II: «L’atteggiamento di Maria ispira la nostra fede: quando soffiano le tempeste e tutto sembra naufragare, ci sostenga la memoria di quanto il Signore ha fatto in passato». «La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Mt 12,34); per questo il Magnificat ci svela la meravigliosa ricchezza del Cuore umile e regale di Maria.

È un Cuore che canta la lode di Dio e il suo canto non è solo il canto solitario della storia di un’anima, ma quello della storia della salvezza di tutto il popolo di Dio. È un Cuore che canta la liberazione dei poveri di Jahvé, perché in lei tutti i mendicanti di Dio acclamano il Signore della gloria e della misericordia.

Le pagine della Scrittura in cui compare il Cuore mettono in evidenza la profonda associazione di Maria a tutta l’opera salvifica di Cristo: tutto ciò che si compie nel Figlio, si compie anche nell’anima, nel Cuore della Madre. San Giovanni, nel Vangelo del Cuore squarciato di Gesù (19,25-27) mette in risalto: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:

«Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

  • Dai Padri della Chiesa ad oggi.

Il beato Isidoro Bover (1890-1936), pio e dotto figlio di sant’Ignazio, raccolse quasi quattrocento sentenze e titoli dai padri, dottori della Chiesa, santi e autori mistici, che, partendo da dati evangelici, si addentrarono nella contemplazione dei Cuori di Gesù e di Maria e prepararono con le loro opere e coi loro esempi l’avvenimento del culto pubblico ai Sacri Cuori, che sovente negli scritti dei santi sono uniti, come uniti furono e sono nello Spirito Santo Amore, per tutta l’eternità beata.

Tuttavia, non mancano i contemplativi e gli scrittori che hanno fissato il loro sguardo specialmente sul Cuore di Maria. Ecco solo alcuni testi significativi sotto l’aspetto dottrinale perché hanno sviluppato con profonde meditazioni il contenuto dei testi evangelici sul Cuore di Maria.

Per esempio, san Gregorio Taumaturgo chiama il Cuore di Maria «vaso e ricettacolo di tutti i misteri». Simeone Metafraste mette sulla bocca di Maria queste parole rivolte al Figlio: «Il tuo costato fu sì trafitto, ma nello stesso istante lo fu anche il mio Cuore». Sant’Agostino asserisce che il «concepimento della Vergine avvenne nel suo Cuore prima che nel suo grembo», tema che è stato ripreso e sviluppato in tutto il Medioevo e nelle epoche successive fino al Concilio Vaticano II.

Così con sant’Ambrogio, sant’Anselmo, Eadmero, san Bernardo, Ugo di san Vittore, san Bonaven- tura, sant’Antonino da Firenze, san Pietro Canisio, san Francesco di Sales, la devozione al Cuore di Maria fiorisce in un vero e proprio culto privato.

Nel Medioevo, l’avvenimento della congiunzione dei due Cuori redentori sul Calvario è stato meravi- gliosamente sviluppato nel famoso “Stabat Mater”, attribuito a Jacopone da Todi (1239-1306). Il culto troverà però incremento soprattutto ad opera di santa Matilde di Hacheborn (1241-1298), santa Gertrude la Grande (1252-1302) e santa Brigida di Svezia (1303-1373). Leggiamo, infatti, nelle Rivelazioni di santa

Brigida, che Gesù disse alla sua serva fedele: «Il Cuore di mia Madre era come il mio Cuore; posso dire che mia Madre ed io, con un sol Cuore, abbiamo operato la redenzione del genere umano».

Arnaldo di Bonavalle († 1156), nella mistica transfissione del Cuore di Maria ai piedi della croce, vede il fondamento della sua azione di Corredentrice: «Ambedue: la Madre e il Figlio offrivano a Dio lo stesso sacrificio, ella col sangue del suo Cuore, egli col sangue del suo corpo».

San Bernardino da Siena può chiamarsi il «dottore del Cuore di Maria». In quel Cuore egli vede come una viva fornace da cui fuoriescono sette fiamme, che sono sette atti di amore espressi nelle sette parole evangeliche della Madonna.

Nello “Stimolus Amoris”, opera per lungo tempo attribuita a san Bonaventura, ma appartenente al beato Giacomo da Milano, leggiamo questa frase lucida e vigorosa: «Tutta l’opera della salvezza sgorga dal Cuore di Maria»; Goffredo Admontensis afferma con uguale chiarezza e forza: «Lo Spirito Santo conferì a Maria tutti i doni della grazia e tutti li radunò nel Cuore di lei, perché così ella potesse sanare le anime».

Riassumendo: i santi, gli scrittori ecclesiastici, i mistici, hanno visto nel Cuore di Maria il paradiso di Dio, l’Eden del novello Adamo, l’Arca dell’Alleanza, la Scala del cielo, il Trono del Re Messia, il tempio santo di Dio, la sorgente della grazia… e pertanto lo hanno chiamato: Cuore santo, Cuore Sacro, Cuore fulgente di candore, Cuore verginale, Cuore materno, Cuore regale, Cuore purissimo e finalmente Cuore Immacolato, il titolo più dolce e più comprensivo.

Dopo una breve eclissi (sec. XV), il culto al Cuore di Maria riprese più vigoroso nel secolo XVI sino a divenire all’inizio del sec. XVII davvero familiare alle anime contemplative e devote della Madre di Gesù. Questo secolo passerà alla storia soprattutto ad opera di santa Margherita Maria Alacoque, ma in esso si registrarono tutto un fiorire di devozione ai sacri Cuori.

Santa Giovanna Francesca di Chantal (1572-1641) firma i suoi voti su una carta che vuole poi essere sepolta con lei: «Mia dolcissima Madre, metti nel Cuore di tuo Figlio questa indegna creatura e le sue risoluzioni, affinché esse siano eterne».

Il venerabile Vincenzo Caraffa (1585-1649) afferma: «Per rendere omaggio alla Madre di Dio e domandarle con felice esito qualche virtù, cerchiamo di renderci abituale tutti i giorni della settimana la pia pratica di unire il suo Cuore materno a quello di Gesù».

Il venerabile Paolo de Barrj, gesuita (1585-1661) afferma: «Regina del cielo e della terra, eccomi umilmente prostrato alla tua divina maestà, per offrirti un dono di cui non si conobbe mai l’uguale. Ti offro il Cuore amoroso di Gesù, tuo amabilissimo Figlio e mio adorabile Redentore. Non è questo il dono più ricco che possa offrire sulla terra? Questo divin Cuore vale più i tutti i mondi possibili, anche se questi fossero pieni di serafini; questo Sacro Cuore vale di più di tutti i cori degli angeli e dei santi che potrebbero essere se Dio li facesse uscire dal seno della sua onnipotenza. Questo Cuore è il Cuore dei cuori, il Cuore tutto tenerezza, il Cuore quasi simile a quello dell’augustissima Trinità; ed è anche il Cuore che è sorgente vivificante delle più elette benedizioni, il più bell’oggetto delle tue compiacenze: perciò è questo Cuore che voglio offrirti in dono. Degnati, o mia cara Madre celeste, di gradire questa offerta e ottienimi la grazia della perseveranza finale. Dal Cuore di Gesù attendo il resto… la felicità… la gloria».

Sino al secolo XVII, dunque, il culto privato per il Cuore di Maria, cominciato con san Giovanni l’Apostolo, andò sempre crescendo; e poco importa se invece di “culto” adoperiamo l’espressione “devozione privata”; per l’attività ammirabile di san Giovanni Eudes, infatti, in alcune regioni e in alcuni Ordini religiosi, diventò culto pubblico, in quanto venne dotato della Messa e dell’Ufficio propri.

San Giovanni Eudes (1601-1680) è stato l’ardente apostolo, il dotto teologo, il cantore ispirato del culto del Sacro Cuore di Gesù insieme al Sacro Cuore di Maria. Predicatore di missioni popolari, lo diffuse in una ventina di diocesi della Francia, fondando dappertutto le sue confraternite ai due Sacri Cuori; scrisse una grande opera, “Il Cuore ammirabile della Madre di Dio”. L’8 febbraio 1648 ad Autun, con l’approvazio- ne del vescovo della diocesi e con grande solennità, il mondo celebrò per la prima volta nella storia la festa in onore del Cuore di Maria. Il testo latino, compresi gli inni e la sequenza della Messa, erano stati composti dallo stesso Santo.

Padre Giovanni Croiset, confessore di santa Margherita Alacoque afferma: «I Cuori di Gesù e di Maria sono talmente conformi e uniti tra loro che non si può entrare in uno, senza introdursi contempora- neamente nell’altro. Con questa differenza, però: che il Cuore di Gesù ammette soltanto anime sommamente pure, mentre quello di Maria, mediante apposite grazie che loro ottiene, prima le purifica e poi le mette in condizione di essere introdotte nel Cuore di Gesù… Se non abbiamo una grande tenerezza per la Madre, non possiamo desiderare l’amore per il Figlio… Dobbiamo ritenere per certo che, soltanto per suo mezzo, troveremo grazia presso Gesù Cristo e potremo essere accolti dal suo Cuore».

San Francesco di Sales fece del Cuore della Vergine Maria il luogo d’incontro delle anime con lo Spirito Santo. Al momento della Comunione, il nostro cuore diventa come quello di Maria: come lei e con lei ospitiamo Gesù, ci nutriamo della sua Parola e diveniamo suoi annunciatori.

Dopo di lui, la devozione al Cuore di Maria vive in un continuo crescendo con tempi particolarmente favorevoli dovuti, in primo luogo, alla Medaglia Miracolosa (1830). In tale occasione la Vergine, apparendo a santa Caterina Labouré, chiese a questa umile Figlia della Carità di far coniare e diffondere una medaglia che portasse da un lato l’immagine dell’Immacolata con l’iscrizione: «O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te» e dall’altro lato, sotto la lettera M, il Cuore di Gesù circondato da una corona di spine e il Cuore di Maria, trafitto da una spada. Si tratta della nota “Medaglia Miracolosa”, così chiamata a motivo delle numerose straordinarie conversioni e delle guarigioni prodigiose ottenute da coloro che la portano e invocano devotamente colei che la volle.

C’è da ricordare anche l’Arciconfraternita del Cuore Immacolato di Maria, fondata nel 1836 dall’abate Desgenetess, in riconoscenza delle grazie ricevute dopo aver consacrato al Cuore Immacolato di Maria la sua parrocchia, che si trovava in uno stato deplorevole.

Collegati con la Medaglia Miracolosa sono lo Scapolare verde del Cuore Immacolato di Maria e lo Scapolare rosso della Passione, ossia del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore amantissimo e addolorato della Beata e Immacolata Vergine Maria.

L’8 settembre del 1840, a dieci anni dalle apparizioni della Madonna a santa Caterina Labouré, suor Giustina Bisqueyburu, giovane novizia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, in Rue du Bac, in una visione vide la Madonna con il suo Cuore sormontato da fiamme nella mano destra, e nell’altra, una specie di Scapolare di stoffa verde; da una parte, l’immagine di Maria che teneva nelle mani il suo Cuore trafitto e sull’altra parte un Cuore trafitto da una spada tutto acceso di raggi più brillanti del sole e trasparenti come cristallo. Il Cuore era circondato dalla scritta: «Cuore Immacolato di Maria, pregate per noi, adesso e nell’ora della nostra morte». Una voce interna le disse che questa immagine avrebbe dovuto contribuire alla conversione dei peccatori e procurare loro una buona morte; le chiese dunque di confezionarla al più presto e di distribuirla con fiducia. Dopo una prima approvazione dell’arcivescovo di Parigi monsignor Affre, di cui però non esiste documento scritto, il papa Pio IX diede la sua approvazione orale per ben due volte: «È una bella e pia immagine. Do il permesso a questo Scapolare e autorizzo quelle buone suore a confezionarlo e a distribuirlo». L’autorizzazione scritta si ebbe dall’arcivescovo di Cambrai, mons. Delamaire, e porta la data del 13 luglio 1911.

Dopo allora le approvazioni furono molte, ovunque lo Scapolare fu usato, ma la cosa più importante fu la conferma del cielo, con i prodigi di conversione che si moltiplicarono. Il fatto più noto fu quello avvenuto nel 1859, con la conversione in punto di morte e la confessione del suo misfatto da parte dell’assassino di monsignor Affre, arcivescovo di Parigi. La storia di questa conversione fu raccontata da suor Dufés, una delle due Figlie della Carità che assistettero il moribondo fino alla fine. L’assassino morì dicendo: «È a Maria, Rifugio dei peccatori, che devo la mia conversione». Suor Dufés gli aveva nascosto lo Scapolare verde sotto il cuscino, ma quello che ha contato ancora di più sono state le preghiere dette con grande fiducia e amore nell’intercessione della Vergine che lo hanno accompagnato. Non si tratta, infatti, di un oggetto “magico”, ma di un oggetto materiale benedetto, che deve suscitare nel cuore e nella mente sentimenti di penitenza e di amore per Dio e la Vergine santa e perciò di conversione.

Sei anni dopo, il 26 luglio 1846, un’altra Figlia della Carità, suor Luigia Apollina Andriveau, in visione vide sull’altare nostro Signore, vestito di rosso con il manto blu, che teneva nella mano destra uno Scapolare rosso: su di una facciata era raffigurato Gesù in croce circondato dagli strumenti della Passione e dalla scritta: «Santa Passione di nostro Signor Gesù Cristo, salvaci!», sull’altra era impressa l’immagine del Sacro Cuore di Gesù, incoronato di spine, e di Maria, trapassato dalla spada; fra i due Cuori una croce e attorno la scritta: «Sacri Cuori di Gesù e Maria, proteggeteci!». Questa apparizione si ripeté diverse volte e il 14 settembre 1846 Gesù fece sentire a suor Apollina questa consolante promessa: «Coloro che porteranno lo Scapolare con amore, riceveranno ogni venerdì un aumento di fede, speranza e carità». Nel 1847, il papa Pio IX approvò lo Scapolare, lo arricchì d’indulgenze, autorizzando i Preti della Missione a benedirlo e diffonderlo.

In seguito alla definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione (1854) divenne comune l’espressione “Cuore Immacolato” applicato a Maria. Essa fu convalidata dalle apparizioni alla Cova d’Irja (1917) e raggiunse la massima diffusione negli anni 1942-1952, a causa degli avvenimenti di Fatima, che determinarono la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato a cui seguì una moltitudine di altre Consacrazioni da parte di istituzioni e individui.

Il 13 ottobre 1942, in occasione del XXV anniversario di Fatima, Pio XII consacrò al Cuore Immacolato di Maria, considerato simbolo del suo amore, la grande famiglia cristiana e tutto il genere umano: «Con questo culto, la Chiesa rende al Cuore Immacolato della santa Vergine Maria l’onore che le è dovuto, dato che sotto il simbolo del Cuore essa onora la sua eminente santità e specialmente il suo ardente amore per Dio e per il suo Figlio Gesù, come il suo amore materno per gli uomini, redenti dal sangue di Dio». Il 4 maggio 1944 estese a tutta la Chiesa la festa del Cuore di Maria, già approvata da Pio IX nel 1855, cambiandone, però, la Messa e l’Ufficio, fissandone la celebrazione al 22 agosto (ottava della

festa dell’Assunzione) per invocare la pace; mentre l’ultima riforma liturgica l’ha collocata nel sabato successivo alla solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù.

Anche negli “anni Mariani”, indetti dopo la seconda guerra mondiale, fu prestata particolare attenzione al Cuore Immacolato di Maria. In particolare, nel giubileo straordinario della redenzione, iniziato il 25 marzo 1983, Giovanni Paolo II, nella lettera dell’8 dicembre indirizzata a tutti i Vescovi della Chiesa, così si espresse: «Nel presente giorno, solennità dell’Immacolata Concezione, la Chiesa medita la potenza salvifica della redenzione di Cristo nel concepimento della donna, destinata ad essere la Madre del Redentore. Nel contesto dell’anno santo della redenzione, desidero professare questa potenza insieme con voi e con la Chiesa intera. Desidero professarla mediante l’Immacolato Cuore della genitrice di Dio, che in misura particolarissima ha sperimentato questa potenza salvifica».

Troviamo un riferimento importante anche nell’Atto di affidamento alla Madonna, dove Giovanni Paolo II dice: «Quaranta anni fa e poi ancora dieci anni dopo, il tuo servo, il papa Pio XII, avendo davanti agli occhi le dolorose esperienze della famiglia umana, ha affidato e consacrato al tuo Cuore Immacolato tutto il mondo e specialmente i popoli, che per la loro situazione sono particolare oggetto del tuo amore e della tua sollecitudine. Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nel cuore degli uomini d’oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava nella vita presente e sembra chiudere le vie verso il futuro. Nel tuo Cuore Immacolato si riveli per tutti la luce della speranza».

La venerazione del Cuore Immacolato di Maria conduce a coltivare la purezza, l’umiltà, la disponibilità al servizio e a ripetere con la Vergine Madre il nostro «Eccomi» e il nostro «», anche alle più imprevedibili richieste del Signore. Così la Madonna, figura della Chiesa, segno di certa speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino, presentandoci il suo Cuore modellato su quello di suo Figlio, ci è Madre e Maestra nell’indicarci la via per conformare il nostro cuore a quello di Gesù.

  • Fondamenti teologici.

Il culto al Cuore di Maria va oltre il cuore di carne e anche oltre il simbolo; esso si dirige al Cuore della Madre celeste, in quanto è il principio totale della sua vita interiore, vita affettiva naturale, così pura e santa, vita spirituale o soprannaturale che è come dire la vita della grazia della Madonna; grazia che, essendo vita, si sviluppò e si accrebbe sino a raggiungere altezze note solo a Dio; vita soprannaturale che comprende tutte le virtù, i carismi dello Spirito, insomma le ricchezze di Cristo, di cui fu ed è colmo questo amabile Cuore.

Se si tengono presenti tali verità, non ci stupiremo delle parole di san Giovanni Eudes, che, scrivendo di questo Cuore ammirabile, lo chiama “Cuore Sacro” e di san Bernardino, che lo chiama “Miracolo dei miracoli di Dio”. Anzi, non ci sorprenderà eccessivamente la triplice denominazione del medesimo Santo: “Cuore corporale o carneo”, “Cuore spirituale”, cioè ornato dalla grazia ineffabile, che Dio elargì alla Madre del Figlio suo unigenito fattosi carne e finalmente “Cuore divino”, perché trono dello Spirito Santo: “Cuore del Cuore di Maria”.

I figli di sant’Antonio Maria Claret amano mettere in risalto le grazie e i privilegi del Cuore di Maria, parlando del suo Cuore verginale, del suo Cuore materno e del suo Cuore regale: Vergine, Madre e Regina.

Leggendo alcuni scritti dei santi, dei papi e di diversi mariologi, ma soprattutto considerando la devozione semplice e tenera del popolo di Dio, si nota che quando parliamo di devozione al Cuore Immacolato, per Cuore s’intende il principio della vita psichica, spirituale e soprannaturale della Vergine beata e cioè l’amore e la carità di Maria verso Dio e verso il prossimo, e le virtù tutte, che secondo san Paolo, da tale carità derivano (1Cor 13) e che con essa sono sempre inseparabilmente congiunte; in una parola tutti i misteri della Immacolata Madre, dal suo concepimento santo sino alla sua assunzione gloriosa, anzi sino all’eternità dell’eternità, perché in eterno durerà il regno di nostro Signore Gesù Cristo «il cui regno non avrà fine» (Lc 1,33).

Alla luce di questi principi, il culto, la devozione, la teologia del Cuore Immacolato di Maria sono la somma di tutti i misteri, il compendio di tutte le virtù, di tutti i carismi della Madre Immacolata. Diciamo “Cuore Immacolato” per esprimere tutto ciò che è Maria nei riguardi della Santissima Trinità e nei riguardi della Chiesa e di ogni singolo figlio della Chiesa. Col titolo di Cuore Immacolato, la Chiesa intende parlare del suo Cuore di Vergine Immacolata, di Madre di Gesù, nonché Madre di tutti i membri del corpo mistico del Signore e ancora del Cuore di colei che è Regina del cielo e dell’universo.

Se si afferrano queste verità, si comprende ancora come questa celeste devozione sia una meravigliosa e tenera effusione della misericordia del Misericordioso, sia la devozione, che, in questi tempi di odio, di tenebre, di tristezza, senza luce di umana speranza, consola i peccatori, gli smarriti, i disperati e salva il mondo. «Per salvare il mondo, Gesù vuol stabilire la devozione al mio Cuore Immacolato», disse a Fatima la Madre celeste; e tali parole di giorno in giorno ci appaiono sempre più vere e più consolanti. Il Cuore della Madre che consola!

Già sant’Ireneo chiamava la Madonna “nostra consolazione”, cioè Consolatrice, Confortatrice e Avvocata nostra, quasi come il Paraclito. Questo titolo afferma l’inseparabile e incomparabile unione di Maria col Paraclito, introducendoci nella vita intratrinitaria della Immacolata Madre di Gesù. Il suo Cuore ci si rivela somigliante, quanto è possibile a una pura creatura, al Padre, al Figlio e al Paraclito.

In quanto si rassomiglia a Dio Padre possiamo ben rivolgerle quelle invocazioni tenere e incandescenti, con le quali il serafico san Francesco lodava il Padre celeste: «Tu sei Amore, tu sei Sapienza, tu sei Umiltà, tu sei Pazienza, tu sei Bellezza, tu sei Sicurezza, tu sei Quiete, tu sei Gaudio, tu sei la nostra Speranza, tu sei Ricchezza piena a sufficienza, tu Mitezza, tu Custode, tu Difenditrice, tu nostro Rifugio, tu Virtù… tu nostra grande Dolcezza…».

In quanto Immacolata Madre assomiglia al Figlio, anche a riflettere solo su quel titolo che Gesù amava darsi di Pastore buono, possiamo salutarla come il beato Diego da Candice e suor Angeles Sorazu:

«Madre del Pastore divino, sollecita e amorosa pastorella delle nostre anime, Agnella dell’Agnello che pasce gli agnelli di Gesù».

In quanto poi essa si rassomiglia al Paraclito, la Liturgia e i santi salutano il suo Immacolato Cuore: trono, altare, tabernacolo dello Spirito Santo-Amore, fonte di vita, roveto ardente che mai si consuma; il Cuore che dopo quello di Gesù fu ed è il più dominato e il più posseduto dallo Spirito, permeato dalla sua energia, il suo organo più perfetto, l’aroma e il calore dello Spirito Santo, come questi è l’aroma e il fuoco del Dio vivente.

Liturgicamente il Culto al Cuore Immacolato di Maria ha la sua ottima ragion d’essere. Esso, infatti, riconosce e onora nel Cuore di Maria il simbolo e la realtà del suo amore: di tutta la sua personalità cosciente, intelligente e libera, fattasi completamente disponibile all’amore salvifico di Dio e alla redenzione dell’umanità.

Per questo la devozione al Cuore di Maria ha un grande valore spirituale per calamitare e orientare la nostra volontà e la nostra vita verso il Cristo e verso i fratelli: come un segno efficace di grazia. Per questo, ancora, tale devozione merita il favore del nostro tempo, che esige piena “maturità cristiana” e responsabilità verso i fratelli e verso la storia.

Dalle pagine della Bibbia, dai testi dei santi padri e dalla dottrina del Magistero non è difficile raccogliere validi fondamenti teologici per la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Dice il Concilio Vaticano II che, all’annuncio dell’angelo, Maria accolse, «nel cuore e nel corpo il verbo di Dio e portò la vita al mondo» (LG 53). Nell’enciclica Redemptor Hominis (n. 22) Giovanni Paolo II osserva che «il mistero della redenzione si è formato, possiamo dire sotto il cuore della Vergine di Nazareth, quando ha pronunciato il suo “fiat”. Da quel momento questo Cuore verginale e insieme materno, sotto la particolare azione dello Spirito Santo, segue sempre l’opera del suo Figlio e va verso tutti coloro, che Cristo ha abbracciato e abbraccia continuamente nel suo inesauribile amore».

Esser devoti del Cuore Immacolato di Maria è contemplare questo amore materno che la Madre di Dio immette nel mistero della redenzione e nella vita della Chiesa, per vivere il mistero della redenzione in tutta la sua vivificante profondità e pienezza e mettersi al servizio dei fratelli.

La Festa del Cuore Immacolato è la festa che celebra tutto il mistero di Maria, che venera tutte le sovrannaturali ricchezze, onde il Dio vivente la ricolmò nel suo Immacolato concepimento, nella annunciazione, a Betlemme, sul Calvario, nel Cenacolo e nell’assunzione al cielo, nella sua casa. È pure la festa che ricorda ai fedeli la cooperazione umile e generosa, piena di tenerezza e di forza; ricorda insomma il «fiat», il «» di Maria, pronunziato a Nazareth e rinnovato sul Calvario, assieme al suo dolce Figlio, il suo «amoroso giglio» (Jacopone da Todi), per cooperare alla nostra redenzione.

  • Il culto da privato diventa pubblico.

San Giovanni Eudes, già il 20 ottobre del 1644, cominciò a celebrare nelle sue Congregazioni maschili e femminili la festa patronale del Purissimo Cuore di Maria, festa che nel 1648, il Vescovo di Autun approvò per la sua diocesi. L’esempio del Vescovo di Autun – e massimamente lo zelo di san Giovanni Eudes – vennero imitati da molti Vescovi francesi, che nel 1668 fissarono la data di questa festa all’8 Febbraio; nel 1672 essa si poteva già dire universale in tutta la Francia.

Nel 1773 Clemente XIV approvò l’ufficio proprio del Purissimo Cuore di Maria (era questa la prima approvazione pontificia); approvazione rinnovata, dopo la tempesta del giansenismo, da Pio VI nel 1787 per certe diocesi e per quelle Congregazioni religiose che ne avessero fatto richiesta.

Tuttavia, la vera e universale approvazione della festa del Purissimo Cuore di Maria venne concessa da Pio VII nel 1805 e più solennemente da Pio IX nel 1855, che la insignì di un nuovo ufficio e di una nuova Messa propria. Da quel giorno, la devozione del beato Pio IX e l’apostolato del grande missionario del Cuore Purissimo di Maria, sant’Antonio Maria Claret, che a proposito della devozione al Cuore di Maria affermava: «Dio lo vuole! Ella lo merita! E noi ne abbiamo bisogno!», fecero sì che in tutto il mondo cattolico crescesse sempre più questa celeste devozione.

Ma ben presto furono le apparizioni di Fatima che diedero al culto del Cuore Immacolato il trionfo completo. Giustamente è stato detto che, come le rivelazioni di Paray Le Monial fecero trionfare la devozione del Cuore di Gesù, così quelle di Fatima segnarono l’aurora del trionfo universale della devozione al Cuore di Maria.

Un grande conoscitore dei prodigi di Fatima, il padre L. De Fonseca S. J. nel 1943 scriveva: «Oggi alla distanza di 25 anni, Fatima, quanto più la si considera nel suo insieme, nelle particolari circostanze, nei frutti immediati e nella sua portata mondiale, tanto più ci si presenta come una inaspettata e stupenda rivelazione del Cuore Immacolato di Maria, tutto compassione e tenerezza verso la povera umanità peccatrice».

Parole quanto mai vere e confermate, sia pure indirettamente, da sua Santità Pio XII, allorché nel 1942 consacrò il genere umano al Cuore Immacolato.

A cura di P. Padre Silvano Bracci, dal libretto Preghiere al Cuore Immacolato di Maria, Edizioni Shalom, pp. 7-21.

Fonte

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