27 January 2022 Versione CEI 2008

Il Pastore conosce le sue pecore – D. Bonohoeffer

La seconda cosa che Gesù, il buon pastore, dice di sé, è che conosce i suoi. Sembra una cosa da niente, e invece è la più grande. Ne abbiamo la misura se pensiamo a cosa significherebbe se Gesù non ci conoscesse, se dicesse: “Non vi ho mai conosciuti” (Mt 7,23; 25,41).

Sarebbe la fine per noi, la nostra perdizione, la nostra separazione da lui per l’eternità. Perciò essere conosciuti da Gesù significa la nostra beatitudine, la nostra comunione con lui. Gesù conosce solo coloro che ama, coloro che gli appartengono, i suoi (2Tim 2,19). Ci conosce nella nostra qualità di perduti, di peccatori, che hanno bisogno della sua grazia e la ricevono, e al tempo stesso ci conosce come sue pecore.

Nella misura in cui ci sappiamo da lui conosciuti e da lui soltanto, egli si dà a conoscere a noi e noi lo conosciamo come colui a cui solo apparteniamo per l’eternità. (…) Conoscere Cristo significa conoscere la sua volontà per noi e con noi, e farla; significa amare Dio e i fratelli (lGv 4,7-8 4,20).

É la beatitudine del Padre riconoscere il Figlio come figlio, ed è la beatitudine del Figlio riconoscere il Padre come padre. Questo riconoscersi reciprocamente è amore, è comunione. Ugualmente, è la beatitudine del Salvatore riconoscere il peccatore quale sua proprietà acquistata, ed è la beatitudine del peccatore riconoscere Gesù quale suo Salvatore. Poiché.

Gesù è legato al Padre (e ai suoi) da una tale comunione di amore e di conoscenza reciproca, per questo il buon pastore può deporre la propria vita per le pecore e acquistarsi cosi tutto il gregge quale sua proprietà per tutta l’eternità.

“Mediante l’amore con cui muoio per le pecore io mostro quanto amo il Padre” (Gregorio).

(D. Bonohoeffer, Memoria e fedeltà, pp.163-4)

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