4 July 2022 Versione CEI 2008

2 Maccabei 6,18-31

Quello che della Parola donata oggi dal Signore alla nostra preghiera e per la nostra salvezza mi pare il “cuore” di tutto, è il rapporto assolutamente primario tra il vecchio Eleazaro e il suo Signore.

In fondo la proposta fatta da coloro che lo accompagnano al supplizio, ma gli sono conoscenti e forse anche ammirati e affezionati a lui, potrebbe sembrare accettabile.

Ma il vero ostacolo alla sua realizzazione sta proprio nel rapporto profondo che il vecchio ha con il suo Signore e anche con i suoi fratelli, e particolarmente con i più giovani tra loro.

Quello che sembrerebbe possibile si rivela impossibile proprio perché la partita è troppo alta: c’è di mezzo la comunione di fede con il Signore e anche con il prossimo di questi giovani.

Quando le cose sono troppo importanti  anche la salvezza della vita terrena non è obiettivo sufficiente!

E per questo, Eleazaro sceglie di morire piuttosto che “tradire” il suo patto d’amore con Dio e con la sua gente!

Questa gente non sopporta il suo rigore interiore e da amici i suoi confratelli diventano nemici!

Mi pare bello che anche noi oggi possiamo sperare di morire così!

A cura di don Giovanni Nicolini

18Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina.19Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, 20sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono
pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita. 21Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito
cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, 22perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell’antica amicizia che aveva con loro. 23Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. 24«Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, 25a loro volta, per colpa della
mia finzione, per appena un po’ più di vita, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. 26Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente.
27Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età 28e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi». Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. 29Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia. 30Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui». 31In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.

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