27 January 2023 Versione CEI 2008

2 Maccabei 4, 39-5,10

La violenza domina la storia, e tale violenza invade anche la vicenda del Popolo di Dio, che viene deviato dalla stessa sostanza “profetica” che è la testimonianza alla quale il popolo della prima alleanza è chiamato e consacrato.

L’impressione conclusiva che si trae da queste violente e tristi vicende e memorie è la percezione che malgrado tutto questo, è presente nell’orizzonte della storia di tutto il mondo un “evento” radicalmente diverso e opposto a quello che può sembrare un destino inevitabile!

Tale evento sembra essere l’intreccio e l’incontro di due componenti essenziali: la sua radicale e assoluta “novità” e il pensiero che tale evento sia radicalmente opposto all’implacabile ritmo della violenza e sia grembo di quella pace che oggi sembra solo vaga illusione. E’ quello che rivela – e lo rivela anche a noi, oggi! – come si debba trattare di un evento di salvezza completamente alternativo e opposto a quello che sperimentiamo incessantemente come inevitabile destino! Dunque, una “promessa” assolutamente nuova!

E’ l’attesa del Cristo del Signore, che la storia umana non può mai “possedere”, ma solo ricevere come “dono”. E’ proprio per questo che il “Cristianesimo” non è riducibile a norme etiche, e in ogni tempo, per la misericordia del Signore, viene appunto come “grazia”! Appunto,, come “Dono di Dio”!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

A cura di don Giovanni Nicolini

39Intanto, poiché erano avvenuti molti furti sacrileghi in città da parte di
Lisìmaco, d’accordo con Menelao, e se ne era sparsa la voce al di fuori, il popolo si ribellò a Lisìmaco, quando già molti oggetti d’oro erano stati portati via. 40La folla era eccitata e piena di furore. Lisìmaco allora, armati circa tremila uomini, diede inizio ad atti di violenza, sotto la guida di un certo Aurano, già avanzato in età e non meno in stoltezza.
41Ma quelli, appena si accorsero dell’aggressione di Lisìmaco, alcuni afferrarono pietre, altri grossi bastoni, altri ancora raccolsero a manciate la polvere sul posto e si gettarono contro quelli di Lisìmaco. 42A questo modo ne ferirono molti, ne abbatterono alcuni, costrinsero tutti alla
fuga, misero a morte lo stesso saccheggiatore del tempio presso la camera del tesoro.
43Per questi fatti fu intentato un processo contro Menelao. 44Venuto il re a Tiro, i tre uomini mandati dal consiglio degli anziani esposero davanti a lui l’atto di accusa. 45Menelao, ormai sul punto di essere abbandonato, promise una buona quantità di denaro a Tolomeo, figlio di Dorimene,
perché persuadesse il re. 46Tolomeo invitò il re sotto un portico, come per fargli prendere il fresco, e gli fece mutare parere. 47Così il re prosciolse dalle accuse Menelao, causa di tutto il male, e contro quegli infelici che, se avessero discusso la causa anche presso gli Sciti sarebbero stati prosciolti come innocenti, decretò la pena di morte. 48Così senza dilazione subirono l’ingiusta pena coloro che avevano difeso la città, il popolo e le suppellettili
sacre. 49Gli stessi cittadini di Tiro, indignati per questo fatto, provvidero generosamente quanto occorreva per la loro sepoltura. 50Menelao invece, per la cupidigia dei potenti, rimase al potere, crescendo in malvagità e facendosi grande traditore dei concittadini.

Cap. 5

1In questo tempo Antioco decise la seconda spedizione in Egitto. 2Accadde allora che sopra tutta la città, per circa quaranta giorni, si vedessero cavalieri che correvano per l’aria con vesti d’oro, armati di lance roteanti e di spade sguainate, 3schiere di cavalieri disposti a
battaglia, attacchi e scontri vicendevoli, trambusto di scudi, selve di aste, lanci di frecce, bagliori di bardature d’oro e corazze d’ogni specie. 4Tutti, perciò, pregavano perché l’apparizione fosse di buon augurio.5Essendosi poi diffusa la falsa notizia che Antioco era passato all’altra vita, Giasone, prendendo con sé non meno di mille uomini, all’improvviso sferrò un assalto alla città. Si accese la lotta sulle mura e, quando la città era ormai
presa, Menelao si rifugiò nell’acropoli. 6Giasone fece strage dei propri concittadini senza pietà, non considerando che un successo contro i propri connazionali era il massimo insuccesso, credendo invece di riportare trionfi sui nemici e non sulla propria gente. 7Non riuscì però a impadronirsi del potere e alla fine, conscio della vergogna del tradimento, corse di nuovo a
rifugiarsi nell’Ammanìtide. 8Alla fine incontrò una pessima sorte. Accusato presso Areta, re degli Arabi, fuggendo di città in città, perseguitato da tutti e odiato come traditore delle leggi, considerato con orrore come carnefice della patria e dei concittadini, andò a finire in Egitto. 9Colui che aveva mandato in esilio numerosi figli della sua patria morì poi presso gli
Spartani, fra i quali si era ridotto quasi a cercare riparo in nome della comunanza di stirpe. 10E ancora, colui che aveva lasciato insepolta una moltitudine di gente, finì non pianto da alcuno, privo di esequie ed escluso dal sepolcro dei suoi padri.

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